La jihad nell’urna

keep calm terrorismo

Doveva essere l’elezione sulla Brexit, è diventata l’elezione sul terrorismo. Dopo il secondo ttentato jihadista in piena campagna elettorale (Manchester prima, London Bridge dopo), è sulla sicurezza che si stanno giocando le ultime battute di un confronto politico che sembrava segnato sia sul piano degli argomenti (uscita dalla Ue) che sull’esito, apparentemente scontato fino a qualche settimana fa, tanto da indurre la premier Theresa May a chiamare gli inglesi al voto anticipato l’8 giugno. La jihad riapre la partita e allarga il dibattito pubblico, stravolgendo l’agenda politica, mentre gli ultimi sondaggi riferiscono della clamorosa rimonta del Labour, ora a un punto percentuale di scarto dai conservatori. […]

  

A “scuola” dall’Isis: l’esercito dei baby-soldati

ISIS bambinijihadi john junior

Li chiamano “i ragazzi dell’islam”, Fityan a-Islam, e sono le nuove reclute che l’Isis sta addestrando per il suo esercito del futuro. Hanno fra i 9 e i 15 anni. Alle loro madri, in Iraq o in Siria, distribuiscono manuali in cui danno istruzioni su come vanno allevati da buoni soldati. Le mamme devono mostrare ai figli immagini e video sulla guerra santa. E la notte devono addormentarli con le ninne-nanne che esaltano il martirio. Come dire “quant’è bello morir per l’aldilà, tralalalalà”. I terroristi dello Stato islamico hanno capito che i bambini possono essere la chiave dell’espansione del Califfato […]

  

“Non chiamate l’Isis Stato islamico” (ma fate in fretta a combatterlo)

kanar.allahisis.vignetta.islamcristiani

Il primo è stato Obama, che per condannare la decapitazione del cooperante americano Peter Kassig lo scorso novembre si è rifiutato di parlare di “islam radicale”  e ha usato il termine generico “male” per riferirsi ai tagliagole. Ora lo dice pure il premier inglese, il conservatore Cameron, che fa un appello alla Bbc: non usate il nome “Stato islamico” per riferirvi al gruppo di terroristi che sta spargendo sangue e orrore per il mondo. Gli fa eco il sindaco di Londra, anche lui conservatore, Boris Johnson, che lo spiega in termini molto chiari: chiamarli così vuol dire riconoscere che sono […]

  

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