Sabato mattina (tarda). Interno, giorno. La scena che si presenta e si ripete ogni week end,  è sempre la stessa. Io (la mamma) che incita in tono crescente a seconda dell’ora: “compiti, ragazzi f-a-t-e i compititiiii!”.

Dopo un fine settimana in cui ho affrontato – nell’ordine – l’homo abilis, il regno delle murene per finire ai problemi sul prisma,  il lunedì apro la finestra sul mondo e trovo l’annoso dilemma sui compiti: è giusto? E’ sbagliato?

Questa volta ad animare la diatriba – che (confesso) dopo il week end mi fa inevitabilmente sbilanciare –  c’è una circolare rispolverata da Orizzonte scuola che risale addirittura al 1969, ma che da allora non è mai stata abrogata. Quindi, che è ancora valida.

In sintesi, per dirla proprio in due parole dice che i compiti sono vietati nel fine settimana.  Non solo.  Vietate il lunedì anche le interrogazioni, a meno che la materia abbia le ore concentrate solo nel primo giorno della settimana. Ma non vorrei fermare l’attenzione sul succo della questione, per una volta. Può essere che in certe classi dare i compiti sia necessario, può essere che certi compiti a certe persone possono essere indispensabili, può anche essere che senza esercizio in certi periodi della vita e in certe materie sia più difficile fare passi avanti… Generalizzare per lo più è banalizzare.

Quello che colpisce sono le motivazioni che stanno dietro la circolare. Due, in sostanza:

1 – il week end può servire per nutrire altri aspetti della personalità dei ragazzi attraverso attività diverse, artistiche e culturali. E questo ricorda parecchio l’incitamento del ministro a a sostituire i compiti delle vacanze con visite a mostre e musei e letture di libri…

2 - il week end è l’unico momento della settimana in cui una famiglia può tornare a essere “famiglia” nel reale senso della parola. Col maggior tempo a disposizione, si riappropria di equilibri che rafforzano i rapporti.

Se scuola e famiglia devono essere alleate per costruire le persone di domani forse allora non è tanto importante discutere se “compiti sì” o “compiti no”, ma “compiti perché”.

Ecco la circolare:

“Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa” . Si tratta di una  Circolare Ministeriale datata 14 maggio 1969, Per chi volesse andarsela a ricercare è la numero 177 Prot. n. 4600, avente ad oggetto:  “Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa”.

  “…Nell’impegno di garantire agli alunni ogni possibilità e ogni componente di sviluppo della loro personalità, la scuola non può non preoccuparsi di rendere praticamente possibile questa più ampia e varia forma extrascolastica di arricchimento culturale e formativo.

 Inoltre, va considerato che nelle giornate festive e, in genere, anche nel pomeriggio del sabato, moltissime famiglie italiane, in cui entrambi i genitori svolgono un’attività lavorativa, trovano l’unica occasione di un incontro dei propri membri – innanzi tutto genitori e figli – più disteso nel tempo e, quando possibile, in ambiente diverso da quello dell’abituale dimora cittadina, più sereno nel riposo dal lavoro, di un incontro nel quale trovano alimento il rafforzarsi dei rapporti affettivi, lo scambio delle esperienze, il confronto dei comportamenti tra giovani e adulti; in una parola, si ricompone l’unità della famiglia, e questa attua la pienezza della sua essenza di primo e fondamentale nucleo sociale e della sua primaria funzione educativa. In considerazione del duplice ordine di esigenze finora prospettate, questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno.”

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