In un’intervista letta tempo fa su Groove, magazine che a metà anni duemila rappresentava una piccola bibbia per fan del rap in erba, un noto artista italiano descriveva quello che secondo lui era il problema della street art tricolore.

“La cosa bella – diceva – è che possono farlo tutti. Quella brutta è che lo stanno facendo tutti”. A distanza di qualche anno la stessa riflessione si può applicare senza tema di sbagliarsi a un’altra di quelle che vengono considerate le discipline artistiche hip-hop, la più in vista: il rap.

Rappano tutti. Questo è innegabile. Complice la facilità nell’avvicinarsi a un genere che in termini puramente monetari richiede un impegno medio-basso, dai 14 anni in su sono moltissimi i ragazzi che decidono di prendere in mano un microfono e cimentarsi in qualche rima più o meno memorabile.

Un fenomeno che prima dell’era digitale era meno diffuso, ha assunto negli ultimi anni proporzioni ciclopiche. Due i partiti che si fronteggiano all’interno dell’ambiente musicale rap. Da una parte chi metterebbe al muro chi si avvicina al genere con troppa poco consapevolezza (la posizione è riassumibile nel “fare rap non è obbligatorio” del varesotto EGreen), dall’altra chi pensa che tutto sommato in qualche modo tutti hanno dovuto iniziare (qualche anno fa Hyst parlava di “cultura meravigliosa, dove chi ascolta e chi produce sono la stessa cosa”).

Qualsiasi punto di vista si voglia adottare, che YouTube sia invasa da una miriade di giovani rapper con più voglia che talento è un dato di fatto incontrovertibile. Il fenomeno è talmente ampio che Wired ha pensato di farci un documentario. LOL Rap è esattamente questo: il racconto di come una legione di quelli che in gergo verrebbero definiti “gli scarsi” abbia invaso la rete, scatenando negli ascoltatori quel meccanismo inverso per cui il brutto finisce per diventare culto.

GUARDA: LOL Rap: così YouTube ha cambiato la musica
APPROFONDIMENTO:  Lollhiphop, il sito che li scova tutti

Da SpittyCash, antesignano del filone, a TruceBaldazzi, che ha affascinato mezza Italia con il racconto del suo “odio per la scuola media Rastignano”, l’elenco di chi ha fatto del LOL Rap un genere a parte è impossibile da stilare, continuamente rinfoltito da nuove leve.

Centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube in tasca, magari pure qualche concerto live all’attivo, gli alfieri del LOL Rap raccontano nel documentario di Wired la loro parabola, con una domanda ben precisa in testa: dov’è il confine che trasforma in fenomeni da baraccone?

Tag: , , , ,