Freshbeat e Amon

Per realizzare un album ci si sono messi in due. Amon e Freshbeat, produttori trentini, hanno messo insieme le mani sulle “macchine” per tirare fuori un disco che fa di tutto per suonare classico, perfettamente inserito in una tradizione musicale che si richiama al rap newyorchese degli anni Novanta. Il risultato si intitola Dusty Fingerz, come le dita impolverate di chi cerca tra i vinili sdruciti l’ispirazione per la propria musica. Ne abbiamo parlato con Amon.

Come mai un disco a quattro mani?

Per stima reciproca. Io e Freshbeat ci siamo conosciuti grazie ai social network, prima ancora che di persona. Lui aveva appena finito di lavorare al suo primo disco da produttore, Storytellers e iniziava a pensare al capitolo successivo. Gusti piuttosto simili hanno fatto il resto.

Alcuni brani portano i nomi di entrambi. 

Per tutte le produzioni co-prodotte siamo partiti da zero, lavorando davvero insieme. Freshbeat mi portava qualche vecchio sample da cui partire, o ci vedevamo da lui. Non abbiamo fatto un discorso del tipo: io penso alla parte ritmica, tu fai il resto. Apertura totale.

Siete riuscite a fondere due stili 

In fondo ci siamo divisi i ruoli. Io ci ho messo un po’ di sintetizzatori e ho curato le produzioni più funk. Freshbeat, che in questo è più bravo di me, ha creato la parte soul di Dusty Fingerz.

Parliamo del titolo. Fa capire che siete legati a un certo modo di produrre

Quello più classico. Continuiamo a campionare dai vinili. D’altronde persino Jay-Z, che negli Stati Uniti è la star per definizione, continua a scrivere le sue strofe su strumentali campionate. Il suono è ovviamente diverso da quello che poteva produrre Dj Premier nel 1994, ma lo stampo rimane.

Il vostro suono ha molto degli anni Novanta

Volutamente ed è una scelta legata a come abbiamo concepito Dusty Fingerz. Non volevamo né un grosso contratto, né tantomeno chissà quale visibilità. Abbiamo fatto tutto da soli, con l’appoggio di Unlimited Platform per la versione digitale dell’album. Stiamo stampando i cd e presenteremo il progetto in giro. Il 9 da Wag a Milano, il 17 a Bologna.

Si vede anche dai nomi coinvolti. Avete collaborato con tanti artisti poco noti al grande pubblico

A parte qualche eccezione, come Nitro o Jack The Smoker (entrambi nella Machete di Salmo nda). Gli altri vengono tutti, come noi, dall’underground. Dusty Fingerz parla a quel gruppo di persone che, quando iniziano a girare i soldi veri, come sta succedendo, finiscono nel dimenticatoio.

Sono pochi gli artisti che riescono a sfondare e a rimanere in contatto con la base del movimento. Il mio modo di vedere le cose è più simile a quello di artisti come Kiave o i Colle der Fomento, che rimanendo nell’underground si sono costruiti una fanbase forte.

Com’è coordinare un progetto con quasi 40 artisti?

Di sicuro non facile! Non puoi fare una pianificazione precisa quando devi fare i conti con così tante teste diverse. Non puoi dire: “Ok, tra sei mesi avremo il disco in mano”.

Avete coinvolto anche alcuni nomi noti del rap americano. Una scelta che stanno facendo diversi produttori

Al contrario sono gli americani che cercano sempre più spesso di aprirsi a un mercato differente. Per certi versi se la passano peggio di noi. Pochi nomi si mangiano tutto e gli altri rimangono tagliati fuori. Una cosa che ho scoperto – e mi sembra assurda – è che ci sono artisti qui da noi a cui basta pochissimo per “menarsela”, mentre grandi nomi americani, del calibro di Evidence, sono estremamente umili e alla mano.

Come avete scelto con chi collaborare?

Con due criteri. Abbiamo chiamato persone con cui ci troviamo bene e conosciamo e altri con cui sognavamo di collaborare da sempre. Persone come Esa o Maury B, veri eroi del rap italiano. Il piacere più grande è stato proprio lavorare con Esa, che è un po’ il papà della scena.

Parlando di persone e cose che durano. Non hai l’impressione che ormai i dischi invecchino troppo in fretta?

Penso la colpa si possa attribuire a sistemi come Spotify, al download selvaggio. Personalmente ho fatto una scelta molto radicale: io non scarico nulla, non compro mp3. Prendo i dischi ai concerti. Anche una volta uscivano molti progetti, ma non bastava schioccare le dita per avere tutto. Di conseguenza, si gustavano di più le cose.

Cosa hai in mente dopo Dusty Fingerz?

Mi piacerebbe riuscire a fare qualcosa con Kiave. Con Freshbeat invece stiamo già lavorando al prossimo progetto.

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