“Jay-Z rappresenta moltissimo di ciò che rende New York New York. Un ragazzo originario di un quartiere difficile che cresce nelle case popolari, non cede alle cattive influenze della strada, non smette mai di credere nei propri sogni, arriva in cima – e poi non si ferma, cercando sempre nuovi modi per mettere a frutto il proprio talento e la propria ambizione”.

Comincia così un breve ritratto scritto dall’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg e pubblicato su Time Magazine il 18 aprile 2013. Una lode di un ormai 42enne rapper e imprenditore originario della Grande Mela, che partendo dal project di Bedford-Stuyvesant a Brooklyn, ha edificato un impero che negli anni ha esteso i propri confini dal mercato discografico (Roc-a-Fella Records), alle linee d’abbigliamento (RocaWear), fino alla ristorazione e allo sport (Brooklyn Nets).

Le parole di Bloomberg non sono un omaggio immotivato, ma il profilo di una delle “100 persone più influenti al mondo”, inclusa nella classifica che Time stila annualmente, la spiegazione del perché Jay-Z sia il newyorker di cui ogni sindaco o candidato sindaco della Grande Mela vorrebbe parlare.

“Sono partito da Marcy e arrivato al Madison Square Garden. Sono diventato l’unica cosa che conta in giusto un paio d’anni”. Sono versi di Encore, brano contenuto in un disco che Jay-Z ha dato alle stampe nei primi anni Duemila e che doveva essere l’ultimo della sua carriera, una decisione ampiamente disattesa dai fatti.

Un concetto non dissimile da quello che si trova in una canzone più recente, realizzata a quattro mani con la cantante r&b Alicia Keys (Empire State of Mind). “Sono il nuovo Sinatra, e se ce l’ho fatta qui avrei potuto farcela ovunque”, canta Jay-Z.

Una sicurezza un po’ spaccona che piace alla politica, che fa additare il rapper a icona della “newyorchesità” da Bloomberg, ma che non dispiace neppure al suo successore, Bill De Blasio.

Jay-Z, forse meglio di chiunque altro, rappresenta il cliché dominante del sogno americano, il figlio prediletto della land of opportunities. E allora non stupisce che le parole che usa il nuovo sindaco per parlare della sua storia sembrino copiate e incollate da quelle del suo predecessore.

Il rapper preferito di De Blasio? “Senza dubbio Jay-Z”, rispondeva l’allora candidato sindaco in un’intervista al magazine musicale XXL, argomentando così: “È cresciuto a Marcy, per diventare uno dei più grandi artisti del Paese e un imprenditore. Il suo successo e la sua tenacia sono un’ispirazione per tutti i newyorchesi”.

Inconfutabile. Jay-Z è un brand di successo, che fa innamorare la politica. E allora forse ha ragione Rihanna, che nel ritornello di un brano del rapper canta “stanotte la città ce l’abbiamo in mano noi”. Gop o Democratici, Bloomberg o De Blasio, l’elite dell’hip-hop targato New York ha già vinto la sua gara elettorale.

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