Mi spiace arrivare solo nel pomeriggio inoltrato per ricordare Santa Rita da Cascia, il 22 maggio come ogni anno festeggiata nel suo santuario in Umbria e un po’ in tutto il mondo. Personaggio straordinario, Rita, anche se la sua vita a lungo è rimasta annebbiata nella leggenda più o meno noir o idealizzata nelle pur belle e commoventi e opere disegnate dalla devozione.

Santa Rita vedova, affresco della chiesa di San Francesco, Cascia


E invece Rita, libera da stereotipi e falsi aneddoti, è stata un personaggio storico di grande ricchezza e modernità. Moglie, madre, vedova, monaca agostiniana e mistica. Nata nel 1381 e morta probabilmente nel 1447, beatificata nel 1628, proclamata santa nel 1900 da Leone XIII, l’autore della “Rerum novarum”, la prima enciclica sociale nella storia della Chiesa. Bastano queste poche date a far capire quanto sia stata continuamente studiata e riscoperta. Oltre che venerata come santa degli impossibili, ovvero delle situazioni disperate e in particolare dei matrimoni difficili.
Mi limito a ricordarla come sposa di un uomo d’armi, intriso della violenza del tempo, che – grazie anche al rapporto con lei – lentamente si avvicinò a una vita cristiana più piena. Il marito fu assassinato e lei rispose con una fede nella carità e nel perdono eroici per l’epoca, in cui la vendetta era una regola e persino una virtù sociale.
La sua passione spirituale per la famiglia ricorda santa Monica, la mamma di Agostino, che pregò a lungo per l’anima del figlio e del marito. Anche lei, come Rita, ebbe un matrimonio turbolento.
Fu seguendo la spiritualità di sant’Agostino che Rita si fece monaca. In un manoscritto del tempo, che conserva molti discorsi d’occasione del convento degli Agostiniani di Cascia, ce n’è uno dedicato proprio a santa Monica. “Sollecita della salvezza del marito e del figlio, dotata di compassione viscerale, timorata per riverenza speciale, elevata per contemplazione angelica, avvertita della sua fine imminente…”. Osserva Agostino Trapè, autore di una biografia di Rita da cui è tratto quet’episodio: “Questo discorso, che segue sostanzialmente le Confessioni (di sant’Agostino, ndr) deve aver fatto non poca impressione nell’animo di Rita, che nel monastero ritrovava l’amore e la venerazione per la santa madre di Agostino”.
Rita e Monica. Due donne, due spose, due madri a cui guardare nei momenti difficili.
(per approfondire le vicende di santa Rita, che naturalmente sono molto più complesse, si può dare una prima occhiata qui)

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