C’è un po’ di cielo, un angolino nascosto tra i grandi eventi storici che accadono in queste ore in Terra Santa.
E’ stato bello vedere la beata Mariam alle spalle del Papa, mentre Francesco celebrava la Messa a Betlemme. (Chi non ha letto la storia della piccola araba e ha desiderio di farlo, può cliccare qui).

In questa foto, sopra il Papa, la Sacra Famiglia: alla destra della Madonna e di Gesù, subito dopo san Giuseppe, ecco Mariam di Betlemme. L’allestimento è stato preparato dal Patriarcato latino ed è un’importante testimonianza di quanto sia stretto il legame tra la futura santa e questa terra in cui è vissuta: nata vicino Nazareth nel 1846, Mariam è morta a Betlemme a 33 anni. E a Betlemme erano andati in preghiera i suoi genitori per chiedere il dono di un figlio.
Il pellegrinaggio del Papa ha avuto tanti e importanti momenti.
Io qui mi limito a guardare, alle spalle di Papa Francesco, questa piccola suora, proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 1983: in questi giorni è stato approvato dai medici il miracolo che la condurrà sugli altari e ora sono in tanti ad attendere che il Papa ne annunci la canonizzazione.
La guarigione ritenuta miracolosa dai medici è avvenuta a Taormina: Emanuele, un neonato in condizioni disperate, con le funzioni vitali compromesse, è guarito in modo improvviso e senza conseguenze quando la mamma ha poggiato su di lui una reliquia della beata Mariam. Era stato un amico di famiglia, devoto della suora di Betlemme, a portargliela, dopo aver avviato una catena di preghiere che ha coinvolto familiari, monache carmelitane di Terra Santa e anche alcuni detenuti.
Mariam è stata un esempio di fede eroica, fin davanti al rischio della morte, quando un giovane turco l’ha quasi uccisa perché non accettava di convertirsi all’Islam. Come si legge nel Decreto canonico di beatificazione, Mariam “è come un dono fatto alla Chiesa universale da coloro che, nelle misere condizioni di lotta e di sangue nelle quali stanno versando, specialmente ora ricorrono con grande fiducia dell’animo alla sua fraterna intercessione, nella speranza che (…) vengano finalmente restituite la pace e la concordia in quelle terre dove il Verbo si è fatto carne”.
Una donna di pace e di preghiera, tra i clamori del demone della guerra.

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