Stamattina, alla fine della Messa di Pentecoste, il mio parroco ha letto i soliti avvisi. Ma non erano tanto soliti. Uno in particolare mi ha colpito come uno schiaffo in faccia. “Con l’impegno caritativo- missionario degli scorsi mesi a favore del Centro di produzione e trasformazione agro-alimentare di Katako abbiamo raccolto 493 euro”. Meno di cinquecento euro, in giorni, settimane, mesi di offerte per un’area povera del Congo, uno di quei luoghi nella terra in cui uomini e donne hanno più bisogno di “aiuto a casa loro”, per usare un modo di dire ricorrente delle nostre conversazioni.
La mia chiesa è in un quartiere di persone se non ricche, almeno senza troppi problemi a mettere insieme il pranzo con la cena. Per carità, la crisi colpisce qui come ovunque. Molti perdono il lavoro o diventano precari e pieni di paure per il futuro. Moltissimi giovani non ne hanno mai trovato uno. Sono, siamo tutti talmente preoccupati per noi stessi che fatichiamo a guardare agli altri. Ne abbiamo parlato in un piccolo gruppettino al bar, davanti a un caffè, dopo la Messa.
Eppure questi 493 euro continuano a rigirarmi in mente. Insieme a quella frase, “aiutiamoli a casa loro”, che spesso per molti di noi che la pronunciamo è poco più di una scusa per non aiutare né qui né altrove.
Questo progetto chiede fondi per l’acqua necessaria alle coltivazioni e all’allevamento, per comprare nuovo bestiame, le medicine e il mangime, per donare strumenti per l’agricoltura. Possibile che tutti insieme in mesi di elemosine non siamo riusciti a donare cinquecento euro?
Confesso che mi sono sentita come il ricco sprecone davanti a Lazzaro, il povero pieno di piaghe a cui nessuno gettava nemmeno gli avanzi. (Chi vuole rileggere la parabola, che si trova nel Vangelo di Luca al 16,19, può farlo qui).
C’è un po’ di cielo a Katako e in tanti angoli della terra. Dico a me stessa: aiutiamoli (anche) a casa loro. Ma aiutiamoli. Spero di riuscire ad ascoltarmi, ad allargare un pochino gli sprazzi di azzurro dipinti dai tanti buoni che abitano la terra.

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