‘Ah, se conoscessi un po’ Dio, la preghiera non ti annoierebbe. Per me è un riposo, una distensione. Si va semplicemente da colui che si ama’. Così scriveva Sabeth Catez.

Elisabetta della Trinità al pianoforte


Volevo ricordare con le sue parole questa giovane donna femminile e vezzosa, appassionata di viaggi, musica e feste. Piena di carità. Così irresistibilmente attratta nel mistero della Trinità da riceverne il nome al Carmelo.
Oggi, quando la Chiesa festeggia il nostro Dio unico in tre persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, sono andata a rileggere uno dei suoi scritti spirituali più famosi, l’Elevazione alla Santissima Trinità, che Elisabetta compose nel novembre 1904. Due anni prima di morire a soli ventisei anni.
Mi ha preso una grande nostalgia, un desiderio di preghiera troppo spesso negato in questo frastuono in cui viviamo. Eppure bastano pochi minuti di raccoglimento e silenzio perché il dialogo abbia inizio. Eppure… siamo sempre così presi da altro.
Grazie a Elisabetta della Trinità, sono stata raggiunta da un po’ di cielo. Eccolo. Una canzone d’amore. A tu per tu con i Tre.

Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutatemi a dimenticarmi interamente,
per fissarmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene,
ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero.
Pacificate la mia anima,
fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del riposo;
che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede,
tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice.

O mio amato Cristo, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa del vostro Cuore;
vorrei coprirvi di gloria e vi chiedo di rivestirmi di Voi stesso,
di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra Anima,
di sommergermi, d’invadermi, di sostituirvi a me,
affinché la mia vita non sia che un’irradiazione della vostra vita.
Venite nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi;
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da voi.
Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze,
voglio fissare sempre Voi e restare sotto la vostra grande luce.
O mio Astro amato,
incantatemi, perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi.

O Fuoco consumatore, Spirito d’amore,
scendete sopra di me,
affinché si faccia della mia anima come un’incarnazione del Verbo,
ed io sia per Lui un’aggiunta d’umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E Voi, o Padre,
chinatevi sulla vostra piccola creatura,
copritela con la vostra ombra, e non guardate in lei che il Diletto
nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze.

O miei TRE, mio Tutto,
mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo,
mi consegno a Voi come una preda.
Seppellitevi in me, perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venire a contemplare, nella vostra luce,
l’abisso delle vostre grandezze.

Elisabetta della Trinità

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