Se non ci fosse stata Monica, ci sarebbe stato Agostino? Questa domanda, lo ammetto, un po’ sciocca, mi è tornata con insistenza in mente oggi, quando la Chiesa festeggia una delle mamme più importanti della storia dell’Occidente cristiano. Santa Monica, la mamma di sant’Agostino, padre e dottore, pilastro storico e sostegno modernissimo per le anime inquiete in continua ricerca di senso.

Santa Monica in un mosaico del 2007 nel Collegio dei Padri agostiniani a Roma


Mamma di fede incrollabile quando il figlio era un intellettuale un po’ scavezzacollo, a caccia di verità ovunque tranne che nel nome di Gesù Cristo che aveva “bevuto subito insieme con il latte materno”. Lei pregò, a lungo attese con pazienza e qualche volte fece anche indebite pressioni, finché ebbe la gioia della sua conversione. E che conversione. Una storia notissima, che però ancora una volta sottolinea quanto siano importanti le mamme nella vita dei figli. Così anche oggi mi sembra un po’ una festa della mamma e mi viene da pensare che c’è un po’ di cielo, sempre, quando una mamma si occupa dell’anima di un figlio.
Monica è morta a Ostia, a pochi chilometri da Roma, nel 387, a cinquantasei anni, come ricorda Agostino nelle sue Confessioni. Era arrivata da Tagaste, Numidia, attuale Algeria, inseguendo il figlio. Era paga della sua vita, lei che aveva assistito al battesimo del marito, un anno prima della morte di lui, e poi alla straordinaria trasformazione interiore del figlio.
Mi sembra una cosa bella proporre a tutti il passaggio delle Confessioni scelto dalla Chiesa per l’Ufficio delle letture di oggi. Ecco come Agostino racconta uno degli ultimi dialoghi con la mamma.
“Era ormai vicino il giorno in cui ella sarebbe uscita da questa vita, giorno che tu conoscevi mentre noi lo ignoravamo. Per tua disposizione misteriosa e provvidenziale, avvenne una volta che io e lei ce ne stessimo soli, appoggiati al davanzale di una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là presso Ostia, dove noi, lontani dal frastuono della gente, dopo la fatica del lungo viaggio, ci stavamo preparando ad imbarcarci.
Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente, che sei tu, la condizione eterna dei santi, quella vita cioè che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo…
Mia madre mi disse: “Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita. Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?”.
Non ricordo bene che cosa io le abbia risposto in proposito. Intanto nel giro di cinque giorni o poco più si mise a letto con la febbre. Durante la malattia un giorno ebbe uno svenimento e per un po’ di tempo perdette i sensi. Noi accorremmo, ma essa riprese prontamente la conoscenza, guardò me e mio fratello in piedi presso di lei, e disse, come cercando qualcosa: “Dove ero?”.
Quindi, vedendoci sconvolti per il dolore, disse: “Seppellite qui vostra madre”. Io tacevo con un nodo alla gola e cercavo di trattenere le lacrime. Mio fratello, invece, disse qualche parola per esprimere che desiderava vederla chiudere gli occhi in patria e non in terra straniera. Al sentirlo fece un cenno di disapprovazione per ciò che aveva detto. Quindi rivolgendosi a me disse: “Senti che cosa dice?”. E poco dopo a tutti e due: “Seppellirete questo corpo, disse, dove meglio vi piacerà; non voglio che ve ne diate pena. Soltanto di questo vi prego, che dovunque vi troverete, vi ricordiate di me all’altare del Signore”.
Quando ebbe espresso, come poté, questo desiderio, tacque. Intanto il male si aggravava ed essa continuava a soffrire.
In capo a nove giorni della sua malattia, l’anno cinquantaseiesimo della sua vita, e trentatreesimo della mia, quell’anima benedetta e santa se ne partì da questa terra”.

Monica, donna berbera, fu seppellita a Ostia e il suo corpo fu poi trasferito a Roma.

Domani la Chiesa festeggia sant’Agostino: il figlio di Monica, diventato vescovo, è morto nella sua Ippona nel giorno successivo alla morte della madre. Era il 28 agosto del 430, quarantatré anni dopo.

Tag: , , ,