C’è un po’ di cielo nelle serate di questo settembre milanese. Struggente, come la vita di un uomo che lavora per il Comune e con passione amorosa cerca parenti e amici dei morti in solitudine, per restituire a questi uomini e a queste donne una storia e un volto, un funerale con qualcuno che li ricordi per ciò che sono stati. Persone, non fantasmi.
E ieri sera è stato bello vedere ‘Still Life’, il film che racconta tutto questo e molto altro. Con vista cielo, nel cortile della Curia di Milano, casa dell’arcivescovo e di altri sacerdoti con le lucine accese fino a tarda sera.
C’è un po’ di cielo non solo perché è a cielo aperto lo strano Cinema Paradiso (che continuerà con altri film stasera e domani), ma per la storia del film e per lo straordinario finale che non vorrei rovinare a chi volesse cercare e conoscere questa storia struggente, dura e delicata. Opera molto inglese dell’italianissimo Uberto Pasolini. ‘Un monaco laico, una vita in clausura voluta per tirare fuori dalla clausura coloro che la clausura l’avevano subita’ ha commentato subito dopo i titoli di coda Pierangelo Sequeri, il teologo conquistato del film che era stato chiamato a recensire in diretta. Cito a memoria e chiedo scusa se non sono precisa. Monaco dal greco monos, che vuol dire solo. Un uomo solo che salva la vita di tanti uomini soli. C’è un po’ di cielo, anzi moltissimo, anche nelle vite più disperatamente ordinarie.

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