‘Insultare non è cristiano’ ha detto il Papa durante l’Angelus. E fin qui ci siamo più o meno tutti. Ma come fare a a liberarci dall’ira o dal risentimento, che fanno solo male? da quell’amarezza del cuore che porta l’ira e il risentimento e che ci portano ad insultare e ad aggredire?

Papa Francesco durante l'Angelus di oggi


Queste domande sono già più difficili. Papa Francesco ha dato
una risposta commentando il Vangelo di oggi in cui Gesù spiega come comportarsi con le persone che commettono colpe contro di noi (il testo integrale si può leggere qui).
Una strada per evitare che l’ira monti è andare dalla persona che ha commesso una colpa contro di noi e farglielo notare. E’ quel che si chiama ‘correzione fraterna’, ovvero correzione tra fratelli, come devo correggere un’altra persona quando fa una cosa non buona. Ecco le parole del Papa: ‘Gesù ci insegna che se il mio fratello cristiano commette una colpa contro di me, mi offende, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, spiegandogli che ciò che ha detto o ha fatto non è buono’.
E se il fratello non mi ascolta? ‘Gesù suggerisce un progressivo intervento: prima, ritorna a parlargli con altre due o tre persone, perché sia più consapevole dello sbaglio che ha fatto’. E se non ascolta? ‘Se, nonostante questo, non accoglie l’esortazione, bisogna dirlo alla comunità’. E se non ascolta neppure la comunità? ‘Occorre fargli percepire la frattura e il distacco che lui stesso ha provocato, facendo venir meno la comunione con i fratelli nella fede’.
Passaggi utili a tutti nella vita quotidiana. Tra i risultati, c’è anche quello di evitare pettegolezzi e insulti, a cui si cede più facilmente se non ci si confronta con la persona che ci ha offeso. E soprattutto c’è lo sforzo ‘per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda’.
Ecco come prosegue il discorso: ‘Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e del pettegolezzo della comunità. Questo è il primo, eh: evitare questo! ‘Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo’. L’atteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché voi sapete, eh! Anche le parole uccidono!’.
Le parole uccidono. ‘Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io spello un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche le parole uccidono! Andiamo con questo sul serio’.
Nello stesso tempo – aggiunge – questa discrezione di parlargli da solo ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore. ‘Si parla fra i due, nessuno se ne accorge e tutto è finito. È alla luce di questa esigenza che si comprende anche la serie successiva di interventi, che prevede il coinvolgimento di alcuni testimoni e poi addirittura della comunità. Lo scopo è quello di aiutare la persona a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti. Ma anche aiutarci – a noi – a liberarci dall’ira o dal risentimento, che fanno solo male: quell’amarezza del cuore che porta l’ira e il risentimento e che ci portano ad insultare e ad aggredire. Ma è molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto o una aggressione! E’ brutto! Capito, eh? Niente insulto! Insultare non è cristiano! Capito? Insultare non è cristiano!’.
(Chi vuole leggere il testo integrale può farlo qui)

Tag: , , , ,