Mi ha molto impressionato la richiesta di morte arrivata da Frank Van Den Bleeken, 52 anni, l’uomo belga che ha assassinato brutalmente una giovane donna ad Anversa e altre donne ha violentato, che vive da trent’anni in prigione, tormentato da se stesso, dalla sofferenza e dai sensi di colpa. Mi ha colpito la sua richiesta di esser ucciso ma ancor di più il fatto che il Sevizio federale pubblico della giustizia del Belgio abbia detto di sì. La chiamano eutanasia, a me sembra un’esecuzione sommaria, nonostante la vittima sia consenziente e anzi desiderosa di farla finita.
Ma dove finiremo di questo passo? Anzi, dove siamo già finiti? Che civiltà siamo e abbiamo se accettiamo di togliere la vita a un uomo che – pur colpevole di un reato gravissimo e spietato – lancia il grido disperato: ‘uccidetemi perché soffro troppo?’. Un uomo che ha vissuto un’infanzia di abusi e che adesso dice di sé: sono irredimibile, se esco ripeterò quel che ho fatto, uccidetemi. Ma davvero non abbiamo niente da dire e da dare? nessuna possibilità di gettare un seme di bene su questa pena che va giustamente espiata?
Lasciar trionfare l’orrore del male compiuto è un gesto che toglie ogni speranza, ancora più grave perché sancito da uno Stato e con l’assenso silenzioso di tutti noi.
Nessuno tocchi Caino, viene da gridare, e soprattutto nessuno accolga le sue tristi logiche di morte.
È come far vincere il male sul bene di nuovo, ancora e ancora.
E infatti in Belgio ci sono già altri quindici detenuti, da anni in carcere, che dopo il via libera dato dalla giustizia belga all’uomo che ha ucciso e stuprato, hanno chiesto di ricorrere all’eutanasia.
C’è un po’ di cielo anche in queste notti oscure.
Mi è venuto in mente un passo dell’Autobiografia di Teresina di Lisieux, lì dove la giovane carmelitana racconta la vicenda di Enrico Pranzini, condannato a morte per un triplice omicidio. Teresa pregò a lungo perché l’uomo si pentisse. ‘Convertire il mio peccatore’ era il desiderio condiviso con la sorella Celina. Ecco le sue parole, scritte negli ultimi anni dell’Ottocento. Nella cella del suo monastero di cLausura, pienamente immersa nella ‘vita di fuori’, nella Francia che nel 1887 fu sconvolta da questo terribile fatto di cronaca:
‘Intesi parlare d’un grande criminale, ch’era stato condannato a morte per dei delitti orribili, tutto faceva prevedere ch’egli morisse nell’impenitenza. Volli a qualunque costo impedirgli di cadere nell’inferno, e per arrivarci usai tutti i mezzi immaginabili; consapevole che da me stessa non potevo nulla, offersi al buon Dio tutti i meriti infiniti di Nostro Signore, i tesori della santa Chiesa, finalmente pregai Celina di far dire una Messa secondo la mia intenzione, non osando chiederla io stessa per timore d’essere costretta a confessare ch’era per Pranzini, il grande criminale. Non volevo dirlo nemmeno a Celina, ma lei mi fece domande così tenere e pressanti, che le confidai il mio segreto; ben lungi dal prendermi in giro, mi chiese di aiutarmi a convertire il mio peccatore; accettai con riconoscenza, perché avrei voluto che tutte le creature si unissero con me per implorare la grazia a favore del colpevole. Sentivo in fondo al cuore la certezza che i desideri nostri sarebbero stati appagati; ma, per darmi coraggio e continuare a pregare per i peccatori, dissi al buon Dio che ero sicura del suo perdono per lo sciagurato Pranzini: e che avrei creduto ciò anche se quegli non si fosse confessato e non avesse dato segno di pentimento, tanta fiducia avevo nella misericordia infinita di Gesù, ma che gli chiedevo solamente un segno di pentimento per mia semplice consolazione… La mia preghiera fu esaudita alla lettera! Nonostante la proibizione che Papà ci aveva posta di leggere giornali, non credetti disobbedire leggendo le notizie su Pranzini. Il giorno seguente alla sua esecuzione capitale mi trovo in mano il giornale: La Croix. L’apro con ansia, e che vedo? Ah, le mie lacrime tradirono la mia emozione, e fui costretta a nascondermi. Pranzini non si era confessato, era salito sul patibolo e stava per passare la testa nel lugubre foro, quando a un tratto, preso da una ispirazione subitanea, si volta, afferra un Crocifisso che il sacerdote gli presentava, e bacia per tre volte le piaghe divine! Poi l’anima sua va a ricevere la sentenza misericordiosa di Colui che dice: ‘Ci sarà più gioia in Cielo per un solo peccatore il quale faccia penitenza che per novantanove giusti i quali non ne hanno bisogno…’ (il testo è tratto da Storia di un’anima, 135).
E noi, non possiamo fare nulla per mettere un po’ di bene in mezzo a tanto male?

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