C’è un po’ di cielo e molti pellegrini sul treno da Milano a Roma. Domani Papa Francesco proclamerà beato Giovanni Battista Montini e le parrocchie ambrosiane sono in gran movimento. Sul treno c’è anche Andrea Crippa, 87 anni (‘ho tre mesi in più di Papa Benedetto…’), lucido e pignolo come sanno esserlo gli uomini della sua generazione. Attento al minimo dettaglio, soprattutto quando racconta i faccia a faccia con l’arcivescovo Montini. ‘Sa, non vorrei sbagliare sulle parole che mi ha detto’.

Andrea Crippa

Vanda Crippa


Crippa è stato sindaco di Gessate per quindici anni e in più occasioni ha avuto modo di parlare con il futuro Papa beato. È con la moglie Vanda, che di anni ne ha 81 (‘Vanda con la V perché sono nata sotto il fascismo e la W era vietata’). Si sono conosciuti all’università di Medicina (‘cercavo qualcuno con cui preparare gli esami’ ricorda lei) e sono sposati da 51 anni. ‘Lui è un uomo intelligentissimo ma non ha il minimo senso pratico. Io gli dico: Andrea, devi imparare almeno a fare la lavastoviglie, perché muoio prima io di te. Sa, non sto bene e ho molti acciacchi. Lui mi risponde: se muori tu, muoio anche io’. E lui di lei: ‘Mia moglie è ancora bellissima’. (Chi scrive conferma). Vanno da papa Montini con la loro parrocchia di Cernusco sul Naviglio, un gruppo e di 68 fedeli guidati da un soddisfatto don Enrico.
Andrea Crippa è un uomo schivo e le parole gliele cavi fuori una a una. ‘L’ho conosciuto da arcivescovo di Milano. Io ero sindaco di Gessate a 29 anni. Sono di famiglia poverissima, da tre anni lavoravo per studiare e diventare medico, di mattina andavo in Comune gratis dalle 8 alle 14, poi uscivo perché dovevo preparare gli esami. Il sindaco prima di me era stato condannato e c’era un marasma nei conti. Avevamo avuto il commissario prefettizio. Ho avuto gravi difficoltà con il mio partito, la Dc, che mi ostacolava. Lui, l’arcivescovo, mi ricevette in udienza e mi incoraggiò ad andare avanti. Era il maggio del 1958. Mi disse: ‘Le cose che mi dice sono molto gravi’. Poi col piede cercò di premere sul campanello per chiamare il segretario, don Macchi, non lo trovava e si chinò in ginocchio, nel risalire ha dato una zuccata sul tavolo’. Un momento familiare… Poi Montini passò all’azione. ‘Deve averlo fatto perché la situazione si sbloccò e si sparse la voce che il prefetto si era interessato di questo nostro paesino di tremila abitanti’.
Il primo incontro tra Andrea e Montini era avvenuto nel settembre 1956, due anni prima. ‘L’arcivescovo era in visita alla parrocchia di Gessate per benedire il nuovo concerto di campane. ‘Lo porta sempre?’ chiese al giovane Andrea. E lui: ‘che cosa?’. Ancora Montini: ‘Lo porta sempre?’. E allungò il dito a indicare la medaglietta sul bavero della giacca. Era il distintivo dell’Azione cattolica’.
Ma il ricordo forse più vivo di Crippa riguarda la Messa in italiano. Nel 1958 l’arcivescovo tornò in visita nella parrocchia di Gessate dove il sindaco Andrea animava la celebrazione. Con preghiere in italiano, una cosa rara a quei tempi. Alla fine mi disse: ‘Ha visto che ascoltano più lei che il sacerdote che celebra? Il parroco mi ha detto che vengono anche dalle cascine vicine per partecipare alla celebrazione. Durante la Messa ho riflettuto e ho deciso. Se dunque il popolo è contento e approva, allora è possibile pensare alla Messa in italiano. Impegnerò tutta la mia vita per arrivare a questo risultato. Ci saranno difficoltà, ma saranno superabili. Non si meravigli se dico a lei che è un laico queste cose, che non ho mai detto a persona viva’.
Racconta Andrea Crippa che lui a quel punto tremava: ‘Pensavo pensasse a una sperimentazione dell’italiano nella Diocesi ambrosiana, a quel tempo lui non era nemmeno cardinale! E invece è quel che ha fatto da Papa . Mi inginocchiai e lo ringraziai. Lo riringraziai anche per aver benedetto la prima pietra delle nuove scuole elementari…’. Poi: ‘Mi disse: mi ricorderò sempre di lei. E io ancora adesso quando dico il Rosario, soprattutto il mistero della Trasfigurazione, immagino di essere seduto accanto a lui, quando andava a vedere la Trasfigurazione di Raffaello negli anni difficili del suo pontificato’.
Se dovesse ricordarlo in una frase? ‘Non ho mai visto un uomo pieno di entusiasmo come l’arcivescovo Montini’.