‘Farisei’ che volevano fare l’esame di religione a Gesù e indurlo in errore. A loro, e anche a noi, farisei dei nostri giorni, il Papa risponde con il Vangelo: ‘Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio’. E invita non usare i ‘problemi di coscienza’ per nascondere altre realtà dai nomi meno gradevoli. Gesù o Cesare? ‘Si pongono problemi di coscienza soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, la loro fama’ dice Papa Bergoglio nell’omelia per la beatificazione di Paolo VI. Scandisce la soluzione che propone al popolo di Dio:’Rispondere con coraggio alle innumerevoli sfide nuove’. E ancora: ‘Dio non ha paura delle novità’.
Convenienze, ricchezze, prestigio. Tocca tutti noi questa triste accusa (‘succede sempre e da sempre’), che risuona alla fine del Sinodo, proprio nel giorno in cui da un lato il sindaco Marino trascriveva i matrimoni omosessuali e dall’altro i cardinali si sono trovati divisi sull’accoglienza e il rispetto verso le persone omosessuali. ‘Dio solo è il Signore dell’uomo e non c’è alcun altro’, ‘di fronte a qualunque tipo di potere’ dice il Papa in Piazza San Pietro. Un monito ai potenti e a chi li insegue.
Parla anche contro il ‘pessimismo prevalente che ci propone il mondo’. La speranza è nel Vangelo, nel ‘dare a Dio quel che è di Dio’, che non è ‘una fuga dalla realtà, non è un alibi’. Ed ecco che cos’è: ‘È vivere pienamente la vita, con i piedi ben piantati sulla terra’.
C’è molto cielo in questa piazza che beatifica Paolo VI, il grande timoniere del Concilio, il Papa la modernità.

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