Pensavo in questi giorni girando per Milano che non c’è molto clima di Natale. La crisi, si dirà. E può essere. La mia sensazione è stata confermata dal confronto con diverse amiche e amici. Quest’anno meno lustrini, meno regali, meno addobbi, sconti partiti in larghissimo anticipo perché la gente non spende più, nemmeno di fronte alla festa più ricca di doni dell’anno. Pensavo a tutto questo e mi sono chiesta: sarà davvero un male?
Nessun moralismo. E nessun desiderio di mettere nei guai i commercianti che faticano a lavorare. Spero che metteranno in vendita oggetti belli e utili e che noi continueremo a comprarli e regalarli. Con più riflessione e anche con più anima. Meno paccottiglia, però.

Natività di Giotto


E questo vuoto di cose, di oggetti, di luci, di rumori, forse non è un male.
Forse questo raccoglimento senza sfarzi è il vero clima di Natale.
Fa sentire come uno svuotamento, un vuoto, una voragine, un buco dentro. Ecco, per me e chissà, anche per altri, questo spazio vuoto può essere il luogo migliore per accogliere Colui che festeggiamo: Gesù che nasce a Betlemme. Come ci dicevano da piccoli: fare posto nel cuore a Gesù. Se il posto non è tutto occupato, sembra più facile.
Meno oggetti e più tempo per pensare, per leggere, per pregare, per trovare un senso a ciò che in questo momento non ne ha, per parlare del Bambino con un amico, per confessarsi, per andare a Messa, per adorare. Più senso del mistero.
C’è un po’ di cielo anche in questo Natale che non scintilla.

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