Dies dominica, la domenica, vuol dire giorno del Signore. Può sembrare una precisazione superflua a tutti coloro che lo sanno bene, ma molti di noi spesso lo dimenticano. E capita anche di chiedersi: ma perché festeggiamo la domenica? O anche: perché festeggiamo la domenica e non più il sabato, come faceva (e fa) il popolo d’Israele e come hanno fatto anche Gesù, Giuseppe e Maria? La risposta è bella e consolante. Ha un significato per tutta la nostra vita, presente e futura: la domenica è il giorno in cui Gesù è risorto dai morti. La domenica la Chiesa fa memoria della Resurrezione di Gesù Cristo, l’evento centrale della vita cristiana.

Beato Angelico, Discesa di Gesù agli inferi, Firenze, Convento di San Marco


Sembra strano ricordarlo nei giorni di Natale, eppure la nascita a Betlemme, la morte e la resurrezione di Gesù sono legate in modo indissolubile. Così già nel mistero della sua incarnazione, del suo abbassamento, della sua kénosis, Lui che da Dio infinito si è fatto uomo per salvarci dal peccato e dalla morte ci lascia presagire un dono di sé totale, che culminerà nel sacrificio della Croce. Non un sacrificio fine a se stesso, ma un atto di misericordia infinita con cui ha distrutto la morte e ci ha aperto la via della Resurrezione.
Festeggiamo la domenica perché Gesù Cristo è risorto dai morti e questo è per noi liberazione e promessa di una vita che continua, giunge a compimento, dopo la morte. Così, viva la domenica! giorno della nuova creazione. E anche, permettetemelo, viva la Messa che ci accompagna a pensare cose tanto belle.
Mi è venuto in mente di raccontare questi fatti, noti ma mai abbastanza noti, parlando con alcuni amici al lavoro.
Gesù è risorto dai morti il primo giorno della settimana, come dice san Marco nel suo Vangelo. Così il giorno della Resurrezione di Cristo richiama la prima creazione. Come giorno che segue il sabato, la domenica significa la nuova creazione inaugurata con la risurrezione di Cristo. La domenica, per i cristiani, porta a compimento anche la verità spirituale del sabato ebraico: il sabato che per gli Ebrei è il giorno santo in ricordo della creazione del mondo e del giorno di riposo voluto per sé da Dio.
Così la domenica non abolisce il sabato, ma lo porta a compimento.
Come Dio ‘cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro’, così anche la vita dell’uomo è ritmata dal lavoro e dal riposo. Riposo che vuol dire tempo per il culto, ma anche per le opere di bene, per la vita familiare, per gli affetti, le amicizie, le attività che distendono lo spirito.
‘Ricordati di santificare le feste’. Ciascuno insieme alla Messa ha il suo modo per riposarsi e cercare un po’ di cielo: io per esempio sto scrivendo queste brevi e incomplete note sul treno, mentre vado fortunata ospite di amici in montagna…
Chi vuole approfondire il senso della domenica e il suo rapporto con il sabato, può farlo qui.

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