Il 12 febbraio del 1889 Luigi Martin lasciò la sua casa di Lisieux per entrare nell’ospedale Bon Sauveur di Caen: era malato di mente. Resterà internato tre anni e tre mesi. L’anno precedente era uscito da casa sua, gettando nel panico le figlie, tra le quali Teresina del Bambin Gesù, la santa del Natale e delle rose, che lo amava teneramente e lo chiamava ‘il mio Re’. L’avevano ritrovato quattro giorni dopo, il Re, coronato di spine dentro, in evidente stato confusionale. Otto mesi ancora ed era arrivata la nuova crisi, aggravata da allucinazioni, a costringere al ricovero quell’uomo di sessantasei anni, santo per volontà di Papa Francesco insieme con la moglie, Zelia Guerin. (Oggi il concistoro per la canonizzazione, saranno iscritti nell’Albo dei santi il 18 ottobre).

Luigi Martin con la figlia Celina

Luigi Martin con la figlia Celina


Saranno un po’ i santi protettori del Sinodo sulla Famiglia questi sposi dalla vita comune eppure eccezionale, ricca di grazie e di dolori grandi. Marito e moglie santi nel matrimonio e grazie al matrimonio, padre e madre di Teresina, santa e dottore della Chiesa, delle sue tre sorelle che come lei entrarono al Carmelo di Lisieux, Maria, Paolina e poi Celina. Padre e madre di Leonia Martin, suora della Vistazione (anche per lei è stato aperto il processo di beatificazione). Padre e madre di altri quattro figli morti in tenera età.
Tanto si può raccontare di loro e di lui, di questo santo papà che scrisse a un amico, il giorno dopo che Teresina, quindici anni, entrò al Carmelo: ‘Dio solo può chiedere un simile sacrificio’.
Colpisce questa santità che si mischia alle sofferenze di tante famiglie comuni che vivono l’ombra del disagio psichico che invade il loro quotidiano. Una santità che si lancia e si confonde nella malattia mentale, come un fiume entra e si perde nel mare. Dice questa storia che salute e salvezza sono due strade che non sempre coincidono. Dice che la testa, che noi tanto amiamo e a volte idolatriamo, non è tutto, forse non è nemmeno l’essenziale, che resta invisibile agli occhi e in certi momenti anche alla mente. Dice che il mistero del cuore ci supera e ci dà speranza, sprazzi di cielo, anche nel buio fitto della malattia mentale.

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