‘Una crisi ci costringe a tornare alle domande; esige da noi risposte nuove o vecchie, purché scaturite da un esame diretto; e si trasforma in una catastrofe solo quando noi cerchiamo di farvi fronte con giudizi preconcetti, ossia pregiudizi, aggravando così la crisi’. Purtroppo non ho scritto io queste parole, anche se entro in esse una a una nella mia vita e sulla mia pelle. E nemmeno la citazione è mia, perché è don Juliàn Carròn, nel suo libro appena uscito per Rizzoli, ‘La bellezza disarmata’, a citare questa bellissima riflessione di Hannah Arendt.In fondo – e queste sì, sono parole mie – la nostra libertà è decidere come reagire a ciò che ci accade. Non è una libertà piccola, è enorme, perché è la libertà che costruisce il futuro.

Hannah Arendt

Hannah Arendt

Juliàn Carròn

Juliàn Carròn


Così oggi vorrei presentarvi queste parole di Hannah Arendt come fossero mie, anche perché spiegano come e perché io apprezzi questa Comunione e liberazione ‘disarmata’ di don Juliàan Carròn che tanti hanno preso di mira. E forse anche un po’ in giro. Lo faccio seguendo il filo di una donna ebrea di straordinaria onestà intellettuale, talmente onesta da essere accusata dai suoi amici ebrei che forse da lei si sarebbero aspettati più complicità e meno ricerca della verità. Meno autocritica.
Ecco, questa Hannah Arendt che entra con fede dentro la crisi mi ricorda don Julian Carròn che accetta la sfida del cristianesimo e del ‘mea culpa’. E’ una ‘bellezza disarmata’, come dice il titolo del libro di Carròn, come disarmati erano e sono i cristiani, spesso perseguitati, che hanno la grazia di incontrare e seguire Gesù.
‘Ma noi cristiani crediamo ancora nella capacità della fede che abbiamo ricevuto di esercitare un’attrattiva su coloro che incontriamo e nel fascino vincente della sua bellezza disarmata?’. Questa domanda, a pagina 77 del libro di Carròn, mi ha toccato il cuore. Se non è osare troppo, vorrei dire che mi ricorda una domanda di Gesù: ‘Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla terra?’.
La fede nella bellezza disarmata. Che non è malintesa voluttà della sconfitta, ma fascino della Vittoria.

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