Confesso di non avere capito granché di quel che ha deciso il Sinodo sulla famiglia, o almeno non ho capito abbastanza se considero tutte le pagine lette e le ore trascorse a riflettere sulle parole di questo o quell’arcivescovo. Unioni gay, comunione ai divorziati risposati, non so se sia cambiato qualcosa e in fondo, nonostante siano temi percepiti come cruciali, almeno qui in Occidente, capirci qualcosa non mi sembra la cosa più importante di tutte.
La cosa che mi ha colpito di più, in questo Sinodo in due puntate, è stato proprio il Sinodo.

Il Papa in un momento di pausa

Il Papa in un momento di pausa

Vedere il Papa in mezzo a tutti questi vescovi che arrivano da ogni parte del mondo e che di sicuro non si sono scelti tra loro e che in qualche caso la pensano in modo diametralmente opposti. Litigano, persino. Si mandano a dire le peggio cose parlando con i fratelli o addirittura con estranei ( a mezzo stampa…). Si confrontano, dissentono, poi si siedono a mangiare. Riprendono a parlare, a dialogare o litigare, a volte fanno la spia e si dicono le cattiverie alle spalle. Poi vanno a dormire e la mattina vanno a Messa e a colazione insieme.
Insomma, sono una famiglia. Ecco, pensando e ripensando, mi sono accorta che l’impressione prevalente è stata proprio questa: vescovi imponenti o mingherlini, progressisti o conservatori, pastori o dottori, burberi o cordialoni, del Sud, del Nord, dell’Est, dell’Occidente del mondo, sono quel che alla mia mente più ricorda una famiglia.
Magari litigiosa, ma una bella famiglia. Sembra quasi la mia…

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