Possono sembrare una piccola cosa le bugie, a volte con la scusa che sono dette a fin di bene. Un po’ come capita al dolcetto che si chiama ‘bugìa’, oppure ‘chiacchiera’, parole che hanno molto in comune, a parte la sfoglia dell’impasto. POPE FRANCIS DURING OF A WEEKLY GENERAL AUDIENCE AT ST PETER S SQUARE IN VATICAN. ON OCTOBER 12, 2016
A spiegare come capire il male che fanno le bugìe è stato Papa Francesco, nell’omelia di questa mattina a Santa Marta. Gustose memorie d’infanzia. «Io ricordo che per Carnevale, quando eravamo bambini, la nonna ci faceva dei biscotti, ed era una pasta molto sottile, sottile, sottile quella che faceva. Poi la buttava nell’olio e quella pasta si gonfiava, si gonfiava… e quando noi cominciavamo a mangiarla, era vuota. Nel dialetto le chiamavano bugìe. E la nonna ci diceva: ’Queste sono come le bugie: sembrano grandi, ma non hanno niente dentro, non c’è niente di verità, lì; non c’è niente di sostanza”.
Da qui al commento del Vangelo sul lievito dei farisei, che è l’ipocrisia, il passo è stato breve: ‘C’è un lievito buono e il lievito cattivo. Il lievito che fa crescere il Regno di Dio e il lievito che fa soltanto l’apparenza nel Regno di Dio. Il lievito fa crescere sempre; e fa crescere, quando è buono, in modo consistente, sostanzioso e diventa un buon pane, una buona pasta: cresce bene». Fino alla domanda finale, la cui risposta è così difficile che va chiesta allo Spirito Santo: ‘Qual è il lievito con il quale io agisco? Sono una persona leale, trasparente o sono un ipocrita?». A volte non è facile neanche a noi stessi capire di che pasta siamo fatti.

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