C’è un 8 marzo della Chiesa? Può sembrare strano che proprio mentre le donne disertano più o meno rumorosamente una festa che per anni è stata simbolo di quel che ancora manca, in Vaticano la ricorrenza si festeggi in grande stile, con tante signore insieme sul palco, anche se sotto il patronage di un uomo, il presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, il cardinale Gianfranco Ravasi. ‘Essere donna è terribilmente difficile perché consiste soprattutto nell’avere a che fare con gli uomini’ ha detto Ravasi, citando Conrad. E poi ha aggiunto, con ironia autotagliente: soprattutto se gli uomini sono preti.
Ma battute a parte, questo ‘femminismo’ ha poco o nulla a che fare con il femminismo storico che è diventato sinonimo di conquiste equivoche e presunte parità più simili a nuove forme di sudditanza, almeno culturale: diventare come gli uomini non è ciò che chiedono e meno che mai desiderano le donne. consulta
Ecco, se c’è una cosa su cui hanno insistito in molte, è che la differenza è da tutelare per essere davvero alla pari. Senza recriminare, per non innalzare muri ma costruire ponti. Consuelo Corradi, prorettore alla Lumsa e coordinatrice della Consulta delle donne, ha lanciato la sua proposta: ‘Gettare un ponte verso le culture maschili’. E ancora: ‘Esiste lo sguardo delle donne, un tempo delle donne, un modo di vivere la vita umana proprio delle donne. Non è un discorso ideologico, ma la nostra esperienza concreta di madri, mogli, compagne, lavoratrici; profili di vita, provenienze diverse, religioni diverse, confronto tra credenti e non credenti nella concretezza delle nostre vite’. consulta2
Tra i membri della Consulta femminile ci sono donne impegnate in molti diversi settori: il rettore dell’Antonianum, suor Mary Melone, teologa dogmatica, la teologa iraniana Shahrazad Houshmand, Mariella Enoc, presidente del cda del Bambin Gesù, la storica Lucetta Scaraffia, la direttrice del carcere di Rebibbia, Ida Del Grosso, le diplomatiche Emma Madigan, irlandese, e Monica Jimenez, cilena, la resposabile per l’arte contemporanea dei Musei Vaticani Micol Forti, Siria Fatucci, responsabile della Memoria della Shoah, la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la recordwoman di salto in lungo Fiona May e l’attrice Nancy Brilli, la presidente della Rai Monica Maggioni e l’imprenditrice della moda Lavinia Biagiotti, la studiosa del Google Cultural Institute, Giorgia Abeltino, giornaliste come la turca Yasemin Taksin e la milanese Elisabetta Soglio. Un elenco molto vario eppure ancora incompleto.
Che ne dice Ravasi delle sue donne? ‘I diritti delle donne sono ormai conclamati – le parole del cardinale -. È necessario che vengano declinati nel concreto e qui cominciano le ambiguità’. Cercando di scioglierle, perché una cosa è la teoria, ben altra la pratica: ‘Non sono entusiasta del meccanismo delle quote rosa perché lo trovo artificioso. L’accesso ad alcuni orizzonti deve essere concesso a tutti e per questo è necessario che gli uomini lascino spazi’. Come ciò possa avvenire è ancora da vedere: ‘Io penso che il femminismo come tale, che era in fondo una variante del maschilismo, è in crisi. Bisogna invece ritrovare la dimensione della reciprocità: uomo e donna sono entrambi necessari e qui c’è tanto da fare perché in tanti ambiti domina la monodia maschile. Nella società c’è molto da fare: penso all’ambito della politica e dell’accesso alla carriera. Bisogna permettere a tutte le donne di autoaffermarsi con le competenze che hanno: è ovvio che questa è una responsabilità maschile’.
In un consesso del genere, sia pur molto variegato, anche per la presenza di suor Mary Melone, che fa parte pure della commissione sul diaconato femminile voluta da papa Francesco, non poteva non parlarsi di questo tema. E anche Ravasi ha detto la sua: ‘Non sono contrario ma penso a un diaconato con caratteristiche diverse da quelle che pensiamo oggi. Bisogna ripartire dal diaconato delle origini’. Suona come uno stop a rivendicazioni che si chiamano sacerdozio femminile e che, nonostante siano escluse dal magistero della Chiesa, continuano ogni tanto a farsi sentire. Ma se donne e uomini sono pari, ciò non significa che siano uguali…