C’è sempre un po’ di cielo nella vita. Oggi vorrei raccontare una cosa che ho avuto il privilegio di vedere questa mattina a Milano, nella basilica di Sant’Ambrogio. Una chiesa piena di donne: suore che festeggiavano i quindici, quaranta, sessant’anni di vita consacrata. Insieme con loro, tante amiche. CERIMONIA CON L' ARCIVESCOVO MARIO DELPINI NELLA GIORNATA MONDIALE DELLE VOCAZIONI
Sono 4200 le religiose della Chiesa di Milano e, anche se parliamo di una delle Diocesi più grandi del mondo, si tratta di un numero che almeno su di me ha un grande effetto. Ancora più impressionante però è pensare che 1600 si dedicano solo alla preghiera e non (solo) perché siano religiose di vita contemplativa, ma perché sono anziane e malate.
Duemila fra loro sono attive e anche questo è un numero pazzesco, se solo si pensa che cosa significhi essere una suora, e cioè donare se stesse agli altri in modo gratuito e totale. Una specie di volontariato a tempo pieno, per amore a Dio e al prossimo.
Eppure il numero che risuona di più nel mio cuore racconta i volti e la vita di 1600 donne anziane e malate che possono “solo” pregare.
Metto “solo” tra virgolette perché, nel nostro modo di pensare, agire è più importante di pregare e anzi secondo qualcuno, o in alcuni momenti di desolazione secondo tutti, pregare addirittura non serve a nulla.
Ecco, a me viene un dubbio che mi dà sofferenza mista a gioia e cioè che loro siano lì, più o meno in grado di camminare, più o meno in grado di agire, più o meno in grado anche di pensare, per dirci qualcosa di importante, nelle loro vite sofferte.
E cioè che c’è qualcosa di più importante di tutte queste attività belle e importantissime.

Forse pregano per noi che non preghiamo più o preghiamo troppo poco.

Alcune non possono fare nulla se non pregare, se non dare amore o forse solo riceverlo.

Forse a loro, insieme alla fatica e al dolore, è già stata data la parte migliore, che non sarà tolta.

Tag: , , ,