Non so se è lo squarcio di cielo più importante dell’Esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco <Querida Amazonia>, datata 12 febbraio 202o.  L’amata Amazzonia è tanto bella e ricca che è difficile scegliere senza trascurare. amazonia

Ma le parole spese dal Papa per parlare dei sacerdoti mi sono sembrate commoventi, non solo per ciò che i preti sono ma anche per la fede  in ciò che saranno, nonostante la crisi delle vocazioni di cui  tanto (troppo?) si parla. Se i sacerdoti oggi non ci sono, arriveranno, grazie alle preghiere al Signore perché mandi operai nella sua messe e anche grazie allo spirito missionario di coloro che vorranno andare in Amazzonia a confessare e celebrare l’Eucaristia.

Ammetto che è una gioia avere parole firmate dal Papa, e non solo pronunciate a voce, per rispondere a coloro che gli attribuiscono le intenzioni più incredibili. Forse, mi viene da dire,  è meglio dedicare le nostre energie migliori a pensieri, parole, opere che uniscono.

Così ci  tenevo a pubblicare integralmente i paragrafi dell’esortazione apostolica del Papa che parlano del ministero dei sacerdoti. Eccoli.

87. Il modo di configurare la vita e l’esercizio del ministero dei sacerdoti non è monolitico e acquista varie sfumature in luoghi diversi della terra. Perciò è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote, ciò che non può essere delegato. La risposta consiste nel sacramento dell’Ordine sacro, che lo configura a Cristo sacerdote. E la prima conclusione è che tale carattere esclusivo ricevuto nell’Ordine abilita lui solo a presiedere l’Eucaristia.

Questa è la sua funzione specifica, principale e non delegabile. Alcuni pensano che ciò che distingue il sacerdote è il potere, il fatto di essere la massima autorità della comunità. Ma San Giovanni Paolo II ha spiegato che, sebbene il sacerdozio sia considerato “gerarchico”, questa funzione non equivale a stare al di sopra degli altri, ma «è totalmente ordinata alla santità delle membra di Cristo».

Quando si afferma che il sacerdote è segno di “Cristo capo”, il significato principale è che Cristo è la fonte della grazia: Egli è il capo della Chiesa «perché ha il potere di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa».

88. Il sacerdote è segno di questo Capo che effonde la grazia anzitutto quando celebra l’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana.

Questa è la sua grande potestà, che può essere ricevuta soltanto nel sacramento dell’Ordine sacerdotale. Per questo lui solo può dire: «Questo è il mio corpo». Ci sono altre parole che solo lui può pronunciare: «Io ti assolvo dai tuoi peccati». Perché il perdono sacramentale è al servizio di una degna celebrazione eucaristica. In questi due Sacramenti c’è il cuore della sua identità esclusiva.

89. Nelle circostanze specifiche dell’Amazzonia, specialmente nelle sue foreste e luoghi più remoti, occorre trovare un modo per assicurare il ministero sacerdotale. I laici potranno annunciare la Parola, insegnare, organizzare le loro comunità, celebrare alcuni Sacramenti, cercare varie espressioni per la pietà popolare e sviluppare i molteplici doni che lo Spirito riversa su di loro. Ma hanno bisogno della celebrazione dell’Eucaristia, perché essa «fa la Chiesa», e arriviamo a dire che «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non assumendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia». Se crediamo veramente che è così, è urgente fare in modo che i popoli amazzonici non siano privati del Cibo di nuova vita e del Sacramento del perdono.

90. Questa pressante necessità mi porta ad esortare tutti i Vescovi, in particolare quelli dell’America Latina, non solo a promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali, ma anche a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia. Nello stesso tempo, è opportuno rivedere a fondo la struttura e il contenuto sia della formazione iniziale sia della formazione permanente dei presbiteri, in modo che acquisiscano gli atteggiamenti e le capacità necessari per dialogare con le culture amazzoniche. Questa formazione dev’essere eminentemente pastorale e favorire la crescita della misericordia sacerdotale.

Fin qui le citazioni dal documento.

Poi spesso io mi chiedo perché non si fa altro che ripetere giustamente ai laici quanto sia bello essere laici e che la chiamata alla santità è universale, per tutti, come ribadisce il  Concilio vaticano II, e perché invece nessuno o quasi si azzarda più a domandare a un ragazzo, o anche a un adulto celibe, se ha mai pensato di diventare sacerdote, magari missionario, per andare dove mancano i preti.

Nel mio piccolo prometto di unirmi alle preghiere (e magari anche di porre ogni tanto qualche domanda, opportuna o  inopportuna).

 

Tag: , , ,