«O Margherita, più vana delle vane, che ne sarà mai di te?». Le si rivolgevano così le amiche, secondo la Legenda della sua vita, quando Margherita da Cortona era ancora la bellissima ragazza che amava vestirsi e agghindarsi per piacere agli uomini. Se fosse una favola, nell’incipit ricorderebbe Cerentola.  È la storia di una santa della Misericordia, quando dire Misericordia non era di gran moda, e la patrona delle prostitute pentite, e nemmeno questa è un’espressione di gran moda.

La  bambina è nata nel 1247 a Laviano, Castiglione del Lago nei dintorni di Perugia, da una mamma con cui  impara ad amare e essere amata. Quando rimane orfana ha nove anni e la vita con la nuova moglie del padre diventa difficilissima. 20C2D750-A6A9-49E8-BEAD-777E125816FA
Anche per Margherita, di origine contadine benestanti, arriva il principe con il castello, ma senza scarpetta e senza nozze. Appena sedicenne, si innamora di Arsenio Del Monte (secondo altre tradizione dei Pecora) e fugge di casa su una barca, rischiando la vita, per arrivare al castello di lui a Montepulciano.
Inizia la convivenza nell’attesa di un matrimonio mai arrivato, anzi avversato dai genitori del compagno, persino quando dai due amanti nasce un figlio. Arsenio muore in un incidente di caccia e Margherita viene cacciata dal castello e abbandonata da sola con il suo bimbo.
Potremmo dire eccoci alla conversione senza sbagliare, ma al contempo la vita di fede è nata da tempo e così lei avverte l’ispirazione di presentarsi ai frati francescani di Cortona che, dopo qualche tempo di resistenza, le danno una celletta e le consentono di diventare terziaria, cioè legata all’ordine ma con una vita per così dire nel mondo, senza essere clarissa.
Aveva venticinque anni, era giovane e ancora bella, ma dentro di lei era cambiato tutto e non solo per il dolore della morte di Arsenio ma soprattutto per l’incontro con Colui che sarebbe stato suo amico, fratello, sposo. «Ti ho chiamata a penitenza perché fossi modello per i peccatori. Non voglio, però, che tu continui a scrutare i tuoi peccati: gettati piuttosto con essi tra le braccia della mia misericordia» le disse Gesù in uno dei colloqui interiori che la futura santa riferì ai confessori.
«Ma tu, Margherita, non ti preoccupi che di te» le avrebbe detto tra l’altro il Signore in un momento in cui la correggeva. Ancora: «Queste grazie non ti sono concesse soltanto per te ma anche per gli altri miei figli i quali come te non ne sono degni. Però ne è degno quel Sangue che sgorga con tanta abbondanza dal mio corpo sulla Croce per la redenzione degli uomini ingrati».
Parole che valgono più di mille catechesi, confortanti  per noi che sante e santi non siamo e forse non speriamo nemmeno (più? ancora?) di diventarlo. È di grande consolazione l’intera storia, perché consente di aver fede in un futuro felice con Dio già qui, subito, sulla terra, anche se si vive una vita che a occhi umani, troppo umani, può sembrare lontanissima da Lui.
Come dicono i colloqui riferiti dalla Legenda, non c’è nemmeno bisogno di esperienze straordinarie come quelle di Margherita per entrare in intimità con Gesù. Anzi, i delicati rimproveri sembrano dire il contrario, che se i doni mistici sono stati concessi a Margherita per il bene di coloro che la conoscevano e ancora oggi continuano a conoscerla, la sua unione con Gesù non dipendeva da estasi e visioni. Il legame si rafforzò molto nelle opere a cui la santa si sentì spinta a dedicarsi con intensità sempre maggiore.
Lei che aveva concepito un figlio fuori dal matrimonio che aveva desiderato ma non avuto, aiutò le partorienti, in un secolo in cui dare alla luce un bimbo era un’impresa. Si dedicò ai poveri in modo instancabile ed esiste ancora l’ospedale Santa Maria della Misericordia, nato su sua ispirazione. I suoi padri spirituali dovettero impedirle le penitenze che immaginava per i propri peccati, come sfregiarsi il viso o mendicare in cenci, nel rigore di una volontà di espiazione che quasi sfidava la Misericordia del Dio che l’aveva sempre amata.
Ottenne solo di tornare a Laviano, nel paese poco lontano dal lago Trasimeno in cui era nata e cresciuta, per chiedere pubblicamente perdono dei propri peccati durante la Messa della Domenica.
Morì a Cortona nel 1297. Si ricorda oggi, 22 febbraio.
Ps. Per approfondire la figura della santa che ho solo tratteggiato in base ai ricordi della devozione personale rinfrescati da qualche piccola ricerca, si può fare riferimento al sito dei Frati minori dell’Umbria e al lungo articolo, ricco di riferimenti storici, delle Clarisse del Monastero di Lucca https://www.assisiofm.it/santa-margherita-da-cortona-239-1.html
Apprendo che è uscita da poco per le Edizioni della Porzioncula la seconda edizione del libro Santa Margherita da Cortona di fra Giunta Bevegnati, tradotta e commentata da padre Federico Cornacchini del Convento di Santa Margherita: «Santa margherita da Cortona. Vita. Colloqui. Miracoli».