Stamattina ho aperto una busta che era arrivata nei giorni scorsi nella mia buca delle lettere. Due occhioni mi hanno guardato e sono rimasta incantata. Ma chi sei? mi sono chiesta. Sulla foto era scritto solo un nome: Carola. Poi ho girato la foto e ho trovato quest’angolo di cielo. Lo copio per voi:

Don Benzi in una foto del 2000 in Brasile

Don Benzi in una foto del 2000 in Brasile

«Carola è stata abbandonata alla nascita a causa della sua disabilità. È successo a quattromila bambini solo nel 2017.

Carola ha affrontato da sola una lunga serie di operazioni, poi, dopo otto mesi di vita trascorsi in ospedale, ha incontrato Monica e Francesco, che nella loro casa famiglia sono diventati il suo papà e la sua mamma.

Sono stati i loro figli ad accorgersi che Carola non era cieca, come pensavano i medici: quando giocavano con la palla, lei la seguiva con lo sguardo.

In ospedale, Carola non aveva mai risposto agli stimoli visivi. Ora ha trovato qualcuno da guardare, a cui sorridere, per cui vivere».

La firma è il bel simbolo dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi. Alla fine ho cliccato sul sito www.apg23.org per guardare anche la bella faccia di don Benzi, nato nel 1925 e morto il 2 novembre del 2007: «Negli ultimi anni lo si incontrava di notte, sulle strade italiane della prostituzione. La lunga tonaca scura e il rosario in mano. “Do you love Jesus?”, chiedeva alle ragazze, con il sorriso aperto e una gioia contaminante. In molte scoppiavano in lacrime “Yes, I love him…”». Ha ridato dignità a tantissime donne. Nella quotidianità piccola e instancabile, si è preso cura delle vittime della tratta di esseri umani, della pace, la vita nascente, le tossicodipendenze, le disabilità, l’infanzia maltrattata, gli handicap, la discriminazione sociale. «Ovunque vedesse la negazione della dignità e dei diritti umani il “don” era lì, a condividere con le vittime».

Chissà che gioia oggi per Carola.

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