Ultimi comandamenti della religione moderna: fischiare l’inno nazionale altrui, bruciare la bandiera rivale. Capita dovunque e comunque, uno stadio di calcio, una piazza di manifestazione e di tumulto, una scuola. E’ davvero un bel mondo, dove si parla e si scrive di razzismo e, quasi da rassegnati o intorpiditi e ronfanti, si mette in seconda fila l’intolleranza che vive e regna in ogni angolo, a prescindere dal colore della pelle: un, due, tre colpi volgari di clacson, un parcheggio cafone sulle strisce o direttamente sul marciapiede, nell’area riservata agli handicappati, privilegiati i moticiclisti che piazzano i loro attrezzi a zero centimetri davanti a un portone, a un negozio, alla portiera di un’automobile, senza rischio alcuno di contravvenzione, altre belle cose di buona educazione civica. Repertorio di un mondo che va per i fatti suoi e che dunque ritiene di avere il diritto di infischiarsene prima e di fischiare dopo, che sia Mameli, la Marsigliese o roba simile, l’importante è insultare, vomitare, usare uno stadio o una piazza come una latrina per scaricare rabbia e altri alibi psicosociali, schizzare con le bombolette spray su vetrine, saracinesche, muri, spacciandosi per writers, in lingua stranger fa più fine, “farsi prima” e disfare dopo, sfilare contro i governi, mai contro i pusher.

Va da sè che la bandiera bruciata è il trofeo simbolo della vittoria sul nemico. E’ storia vecchia, ingigantita dalla comunicazione contemporanea e dalla facilità di svignarsela, da veri eroi, dinanzi alle responsabilità, gomorristi con fuoristrada, ribelli da centrisociale e/o happy hour. A seguire, gli stessi guerriglieri mascherati si professano pacifisti, contestano il servizio di leva non perchè contrari alle guerre (ma, si badi, favorevoli alle guerriglie vigliacche) ma perchè codardi, mammoni, fifoni.

A Parigi hanno deciso che al primo fischio contro un inno nazionale, da allonsenefants in giù, l’arbitro dovrà sospendere la partita di pallone, il suo fischietto avrà più valore dei fischi degli ignoranti intolleranti, fino al ripristino, all’interno dello stadio, di un’atmosfera cosidetta sportiva, calda, provocatoria ma non incivile. L’ultima “scemeggiata” era andata in scena martedì sera nell’amichevole tra Francia e Tunisia, stessi cori e sibili uditi nelle partite con Marocco e Algeria.

Un sondaggio, in merito, tra i lettori de Il Corriere della Sera ha dato risposte clamorose: il 75 per cento è favorevole alla proposta Sarkozy, il 24 è contrario. In casa nostra siamo ancora all’osservatorio del Viminale, alle tesi della sinistra, alle controtesi della destra, in attesa che qualcuno ci dica chi ha lanciato una moneta allo stadio Olimpico di Roma contro l’arbitro svedese Frisk,  chi ha fatto esplodere la bomba carta a Salerno prima di una gara di coppa della Fiorentina, all’esposizione degli striscioni volgari e infantili che godono anche di un servizio promozionale a “Striscia”, in prima serata. Quante belle gioie. In alto i cuori e sventoliamo le bandiere. O no?

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