IL TRIO DI PERUGIA
Ergastolo richiesto per Rudy Guede, in rito abbreviato. Per gli altri due, Amanda Knox e Raffaele Sollecito verrà il tempo, verrà la sentenza. Intanto Meredith Kerchert non c’è più, umiliata, violentata, uccisa. Riferiscono che Amanda abbia pianto, forse piangerà ancora. Riferiscono che Raffaele sia cambiato. E che Rudy è sconvolto. Non capisco i tormenti. Stando alle ultime notizie di cronaca giudiziaria dovrebbero stare tutti e tre allegri, fiduciosi, perchè in Italia la prigione o la condanna sono come la porta girevole di un albergo. Prendete, dunque, i casi di Maso o di Carretta, figli degeneri, delinquenti, assassini, da mandare a vita al gabbio. Li avete visti, rivisti in questi giorni, liberi, ereditieri: è bastato un pentimento, è servito un atto di fede e di dolore per tornare a essere comuni cittadini, dopo qualche periodo, non tremendo, vissuto dietro le sbarre. Dicesi regime di semilibertà: mi ricorda una frase pronunciata mezzo secolo fa da Umberto Agnelli e relativa alla 500 e alla 600, Fiat, ovviamente:”Non esistono utilitarie di lusso”. Ecco la semilibertà è come l’utilitaria di lusso, è come quella donna che si dice un po’ incinta, non del tutto, forse, a metà. Libero o non libero? Liberi, allora, con la faccia di quelli che sarebbero a posto con se stessi e con la società, con la giustizia non proprio visto che la pena non è stata scontata. Potrebbero essere utilissimi all’interno del carcere, il magistrato li preferisce fuori, perchè siano da esempio agli altri, ammazzate pure ma se fate i bravi vi perdoniamo, prendi tre e paghi due, come al supermercato, prezzi modici, grandi occasioni. Ecco perchè il trio di Perugia può incominciare il conto alla rovescia, tra qualche anno, svolgendo diligentemente i compiti in classe, chiedo scusa, in cella, vedranno riaprirsi le porte verso la vita bella, un’orgia, una striscia di droga, un stupro veloce. Meredith, per fortuna dovrei dire in modo paradossale, riposa in pace.

Caro Damascelli (ricordo ancora come fosse adesso un tuo pezzo con un mitico titolo “Maradona e’ come la Madonna, riappare e fa i miracoli” a proposito dell’ ultima perla mondiale del Pibe nel ’94. Davvero complimenti per quell’articolo!), stanotte c’e’ stata la sentenza di 1° Grado. Fossimo in uno stato normale, si sarebbe tirato un sospiro di sollievo (anche se per me 26 anni son comunque pochi in relazione) e sarebbe finita qui. Ed invece no, mo’ comincia l’avventura con ricorsi, ricorsini trasmissioni pro, trasmissioni contro, e sopratutto il blaterare tanto sopra un dato di fatto : una sentenza di condanna, cioe’ di riconoscimento di colpevolezza. Ma tanto, ammesso sia tutto confermato (pensa te, bisogna ragionare cosi’ viste le forche caudine dei gradi di giudizio seguenti e financo della possibilita’ di annullare un processo), ci saranno le buone condotte, gli indulti, indultini, clemenze, grazie, pasqualine e via dicendo. Chi ci ha rimesso? Ovviamente la povera Mez che non c’e’ piu’, a soli 22 anni. Ad Amanda che diceva “no, no” dopo la lettura del dispositivo della sentenza, dico: “Be happy, cocca bella” perche’ dalle tue parti l’unico sconto che potevi attendere, per lo stesso reato, era quello sul prezzo della siringa dell’ iniezione letale. Ad maiora.
Sia chiaro che nessuno dei tre era di Perugia!
Poe…oggi
Il processo per l’omicidio di Perugia, tutti gli ultimi avvenimenti di cronaca…mi hanno riportato alla mente un breve racconto che lessi anni fa, come compito di scuola media, “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe, racconto che avevo rimosso dalla mia mente perchè lo trovavo sinceramente inquietante, di una brutalità surreale, ma che gli ultimi avvenimenti di cronaca ed in special modo questo processo, hanno fatto riaffiorare dall’oblio nel quale era sprofondato.
La cosa che mi sconvolgeva di questo racconto è il motivo insulso alla base di un gesto tanto estremo quanto efferato quale è un omicidio e la volontà ferrea dell’assassino di dimostrare la sua lucidità di mente nel premeditare e compiere il crimine…
Lucidità mentale e motivi insulsi. Due fili conduttori che si possono facilmente rintracciare negli accadimenti di cronaca nera di questo periodo e che sembrano legare a doppio nodo un tragico omicidio all’altro: a partire dagli omicidi nati dalle liti in famiglia, dalle liti condominiali, passando per il famoso “caso Cogne”, per l’omicidio commesso da Pietro Maso oggi riproposto e ridiscusso, fino al più recente caso di Perugia…lucidità mentale e motivi insulsi…
Ma come al solito, la realtà supera la fantasia…infatti se alla fine, nel racconto, l’assassino era ossessionato dal gesto compiuto a tal punto da sentire il battito del cuore della sua vittima fatta a pezzi perfino attraverso le tavole del pavimento dove aveva nascosto il corpo, nella realtà, gli assassini veri sono del tutto disinteressati e distaccati rispetto al delitto commesso, anzi, sembrano infastiditi dal processo e da tutte le “lungaggini burocratiche” che non fanno altro che distoglierli, poverini, dal loro vivere quotidiano al quale vogliono tornare al più presto.
Oltre a tutto ciò, che non riesco né voglio accettare, non riesco a sopportare, anzi sinceramente mi fanno proprio arrabbiare, e tanto, quei giornalisti che tentano di difendere chi ha commesso simili atti, sminuendone la gravità, per quanto i soggetti coinvolti siano puri indiziati di reato o rei confessi!! Basta con lo scusare e capire e cercare di riabilitare!! Per esserci una vera riabilitazione deve necessariamente esserci prima una presa di coscienza della situazione della quale si è responsabili o comunque nella quale si è coinvolti, presa di coscienza che non c’è in alcun modo perché i soggetti in questione vivono come se fossero i protagonisti di un film…con tanto di fan e relative lettere di supporto per i duri giorni di “prigionia”…poveri cari!
Ritengo che sia anche colpa di un sistema giuridico, ma prima ancora, degli operatori giuridici che devono applicare la legge, interpretarla ed applicarla, che tendono sempre a considerare come vittima più chi ha commesso il delitto che la vera vittima, morta e viva nel dolore dei familiari e di chi l’ha amata.
L’articolo 2 del codice penale prevede espressamente il “favor rei”, principio in forza del quale, tra più opzioni ugualmente possibili, va prescelta quella più favorevole all’imputato…ma il “favor victimae”, l’applicazione del diritto affinché vengano tutelate e risarcite nel miglior modo possibile le persone lese, dov’è??
In una realtà in cui ogni reato, dal più lieve al più grave, assomiglia di più ad un modo “alternativo” per rompere la noia, per trasgredire, per fare qualcosa di diverso, sono necessarie ed indispensabili le decisioni di quei magistrati che provano a dimostrare che esiste ancora una punizione per chi commette o si fa passivamente coinvolgere in simili atrocità, per chi lancia dei sassi contro i passanti per noia fino a chi uccide…
Servono più decisioni come quelle del g.u.p. Paolo Micheli per riaffermare che il diritto alla vita non è qualcosa di sfocato che sta scritto da qualche parte, in un vecchio documento sbiadito, la Costituzione o qualcosa del genere, privo di una concreta tutela quando viene brutalmente intaccato…ma è un diritto inviolabile che prevede reali sanzioni penali, perché, sanità di mente o no, riabilitazione del reo o no, è giusto poter vivere senza la paura di qualsiasi tipo di aggressione e comunque consapevoli che una determinata azione contraria alle norme prevede l’applicazione di una concreata sanzione…
Non voglio più vedere questi realissimi film…piuttosto, mi sconvolge ammetterlo, vorrei che chi si macchia di simili atrocità fosse ossessionato dall’atto commesso anche solo in minima parte come il protagonista del racconto di Poe…racconto di un’attualità che mi spaventa…e che mio malgrado sono stata costretta a trovare rispecchiato nella realtà, realtà troppo spesso analoga ad uno specchio scuro, che mi auguro venga illuminato, non solo utopisticamente, da un maggiore “favor victimae” per un presente ed un futuro un po’ più sicuro.
Francesca Delvecchio
Stimato signor Damascelli quello che provoca la sua indignazione é in veritá il prodotto di leggi promulgate da ignoranti sotto l’influenza di emozioni ed interessi extra giudiziari.
Bisogna partire da alcuni punti fermi che sono indiscutibili:
Le leggi penali sono proibizioni imposte ai cittadini dallo stato con la forza (Austin).
Le leggi perseguono uno scopo di utilitá, cioé lo scopo di rendere facile ed effettiva la vita sociale (Bentham).
Chi ignora questi due assiomi apre la porta alla arbitrarietá ed al capriccio.
Le conseguenze di non obbedire alle leggi debbono avere un effetto dissuasivo(Bentham), per cui le pene debbono essere certe e non soggette al capriccio di emozioni o sragionamenti che ne vuotano la efficacia. Tutti i ragionamenti che ho sentito che permettono tutti gli sconti ed il infiacchire delle pene non sono giuridicamente validi anzi sono dei spropositi, come per esempio dare una amnistia per sfollire le prigioni.
Si parla molto dell’importanzxa del reinserimento dei rei nella societá, francamente il primo che ne ha parlato fu il sofista Protagora senza che nessuno, con ragione, gli facesse caso fino al secolo. In primo luogo, senza negarne la possibilitá, la rieducazione di una persona adulta é altamente problematica e poco probabile e perció economicamente antisociale. In secondo luogo la maggior parte dei rei sono persone che hanno fatto la scelta(Gustave de Tarde) del delitto sopra quella del lavoro per cui la sanzione penale non deve avere sconti di nessuna specie.
Nei tempi antichi i nostri antenati non conoscevano le prigioni, l’idea fu di Platone, ma sanzionavano coloro che non aderivano alle norme della convivenza a multe, il famoso Wheregeld, o al bando dall’acqua e dal fuoco cioé all’allontanamento del reo dalla tribú e all’esilio nelle foreste, i Greci repubblicani usavano l’ostracismo, altra forma di esilio, ed i romani dell’epoca imperiale anche loro usavano l’esilio come nei casi di Ovidio e di Giulia e tutti questi casi erano equivalenti al nostro ergastolo e non avevano sconto. La contaminazione con una psicologia sentimentale e con considerazioni pseudoreligiose hanno creato tra il 1800 ed il 1900 quel mostro che tanto la inorridisce.
Nelle antiche societá ariane, di cui siamo i discendenti, certi comportamenti erano condannati con l’allontanamento dal fuoco e dall’acqua, cioé un allontanamento definitivo dal gruppo. Nella Grecia storica ritroviamo la pena dell’ostracismo che aveva lo stesso scopo e nella Roma Impriale c’era l’esilio come quello di Ovidio e di Giulia figlia d’Augusto. Adesso l’esilio non é piú possibile ma c’é l’alternativa dell’ergastolo, e quí arriviamo al nodo del problema. Le leggi debbono avere il compito di scoraggiare il malfare e per ottenere questo scopo le pene devono essere certe e inviolabli. Le leggi non hanno uno scopo punitivo, solo uno scopo dissuasivo e questo é un concetto basico di giurisprudenza perché solo ció che é utile alla vita sociale puó essere riflesso nelle leggi.
Se le pene non sono punizioni, al legislatore non interessa né l’ipotetico libero arbitrio, né le intenzioni, né le influenze piú o meno forti sul soggetto che viola le leggi, solo deve interessare l’azione e il grado di dissuazione che egli reputa utile. Mi possono accusare di ritornare a Bentham, ma questa é l’unica via razionale per uscire da questo groviglio di eccezzioni arbitrarie dettate da mille considerazioni extra-giudiziarie e per lo piú fantasiose, dal mal uso della psicologia o da criteri estranei come quello del vuotare carceri troppo piene. Egualmente la rieducazione carceraria non deve essere considerata come una meta per tutti i prigionieri, perché la maggioranza di loro non é ricuperabile, ma solo un incoraggiamento, nel possibile, per creare persone di utilitá sociale dopo che abbiano scontato l’intera pena.