USA e getta
Grandi aperture di tele e radiogiornali, inchieste, sondaggi, inviati in dosi industriali tra i grattacieli di New York, in Italia non si è parlato e non si è scritto tanto, degli Stati Uniti di America, come in queste ultime settimane. Il fascino dei cow boys non cala la propria audience, tifosi di Obama, curva sud per McCain, il nero contro il bianco, qualcuno ha paragonato i protagonisti del mondiale di formula 1 a questa vicenda elettorale americana, con Hamilton a rappresentare la rivolta del poveri figli di colore contro i capitalisti bianchi. Fin qui è roba di repertorio, fa parte delle nostre abitudini provinciali, qualche direttore di testata, radiotelevisiva, vuole esibire il proprio passato di corrispondente negli States, si addobba anche da opinion maker yankee, in veritàfa tornare alla mente Nando Meniconi in arte Alberto Sordi in Un americano a Roma, cortei di supporters preparano l’happy day, da sinistra a destra. Tra qualche mese, con le truppe americane impegnate in vari fronti, con l’Europa sempre ridotta in una serie di multiproprietà, gli stessi appassionati di oggi torneranno a bruciare la bandiera con le stelle e le strisce, urleranno contro l’imperialismo, scopriranno che Obama, se non Mc Cain, è e resterà americano, o amerikano per usare le lettere dei tazebao, Usa e getta, insomma, come prima più di prima. Volete scommettere?

“America’ facce Tarza!”
Orrait orrait, fa Uolter dal bordo del burrone della Maranella.
Ottimo pezzo, hai centrato la questione.
Molto più semplicemente: vi accorgerete che non esiste l’eroe americano degli antiamericani.