La piuma e Omar
La notte del Bernabeu, dico di Real Madrid Juventus, i due gol di Del Piero, la vittoria della squadra di Ranieri, ha fatto scaldare la nostalgia di un tempo antico, dell’ultima e prima volta in cui la Juventus riuscì a vincere in Spagna, a Madrid, nello stadio intitolato al presidente (ancora in vita) del club. Segnò il gol decisivo Enrique Omar Sivori, in divisa nera, con i calzettoni arrotolati (alla “sgagàssa”, in dialetto piemontardo), sulle caviglie e le gambe timbrate dai tacchetti, di legno e chiodi, dei madridisti. Ai contemporanei segnalo che la cronaca sportiva su La Stampa, venne affidata e curata da tale Vittorio Pozzo, sì, proprio lui, inviato a Madrid, commissario tecnico campione del mondo. Sarebbe come se la partita di mercoledì sera scorso fosse stata raccontata sui giornali da Marcello Lippi o Enzo Bearzot, dico raccontata non commentata, in diretta telefonica, leggendo un taccuino di appunti o le cartelle scrtte su una Olivetti traballante, con il vento che soffia e la tribuna stampa che strilla, mica davanti a un microfono e a una telecamera. Altri tempi, si dice, infatti la televisione nostrana era una sola, nel senso del canale, Rai e basta, e della partita venne trasmesso soltanto il secondo tempo, con inizio alle 21 e 10, dopo il canonico telegiornale. Sivori se la cavò meglio dell’andata, intendo delle mazzate sugli stinchi, anche se nel finale Ruiz , mezzala, che aveva sostituito in partenza Pachin, un difensore, era finito steso a terra negli ultimi minuti della partita. Ho detto Pachin, apposta. Perchè nella partita di andata, che la Juventus perse a Torino una settimana prima, giocata di pomeriggio alle 15 e 30, Enrique Perez Diaz, detto Pachin, passò dal campo verde del Comunale alla barella di bordo campo dopo uno scambio di vedute con Sivori. Lo spagnolo aveva osato sfottere l’argentino con questa frase: “Hombre, te falta la pluma por parecer un indio”, in soldoni, “amico, ti manca la piuma per sembrare un indiano”. L’hombre Enrique Omar era della stessa lingua ma con un capoccione di quelli duri, tanto da essere chiamato cabezon. Usò lo stesso contro Pachin, un colpo bestiale sulla faccia, sul naso, dipo Zidane a Materazzi ma al bersaglio alto, lo spagnolo vide le stelle di pomeriggio, poi si accasciò mentre Sivori se la svignava alzando le mani, come a dire io non c’entro, non c’ero e se c’ero guardavo. Per la cronaca quella partita non venne trasmessa nè in televisione nè in radio, senza che i tifosi della Juventus si strappassero i capelli o organizzassero una marcia di protesta. Quarantasei anni dopo altra storia, altra tivvù ma il numero 10 ha fatto la differenza e la testa del Madrid è tonta. Racconterò altre storie su Sivori.

Il passato e la memoria fanno parte dei ricordi personali ed anche se leggessi di Nuvolari, capirei la sua storia ma non farebbe mai parte di me. Sarebbe solo un fatto mnemonico, una successione di eventi non piu’ riproducibili. Come non è riproducibile Omar, unico per il suo tempo, così è Alessandro ora. Noi tutti cambiamo giorno per giorno ed alle stesse cose abbiamo attribuito valori diversi nel corso del tempo, così come a Dante ed Ariosto, quando eravamo a scuola, ed ora che non abbiamo piu’ quell’assillo diamo un valore diverso ai loro scritti, che è diverso anche dalle motivazioni che portarono loro a scriverli. Come può capire lo stesso fatto motivazioni diversa che dipendono dal tempo e dal luogo e dall’occasione. La sua occasione era di parlare di Delpiero in questo tempo e su questo blog.
Del Piero è di questi tempi anche se il suo stile pulito, niente affatto barbaro, elegante e cinico fa tornare in mente altri protagonisti di un calcio d’altra epoca che non piace ai contemporanei perchè, dicono, sia inutile ma forse perchè è scomodo.
Gentile Mauro, già fare il Damascelli mi risulta arduo, si figuri se penso di potermi avvicinare a uno dei miei maestri, Gioanbrerafucarlo. Mi dispiace però che per Lei il passato è da tenere a bada perchè era un altro calcio, un’altra epoca. Sarebbe come non parlare o scrivere di Dante o di Ariosto perchè erano tempi diversi, oppure dimenticare i libri preferendo internet. Il calcio è come la vita, cambia ogni secondo restando uguale a se stessa. Le sembrerà romantico, le sembrerà demagogico ma è la verità. Senza la memoria non si può scrivere nulla del presente, se ci si occupa di Valentino Rossi o di Hamilton come minimo bisogna aver frequentato le elementari in pista e non davanti al computer, così nel football, dove oggi nessuno ha più contatti con la realtà ma soltanto con il virtuale. Con affetto.
Raccontare di gesta eroiche va bene, ma di Omar, che i giovani non conoscono e mai sapranno chi era, non serve a nulla perchè il calcio va vissuto e raccontarlo è come vedere una partita di calcio registrata conoscendone il risultato o leggere il commento di un giornale dove il titolo già lo rivela.
Cominci a parlare di chi calca i campi da gioco di oggi, del giocatore, dell’uomo, del personaggio con la stessa intensità che da ad Omar. Questi sono i miti sportivi di oggi, quelli che tutti vivono ogni giorno. Faccia il Brera e non il Damascelli.
Essere entrambi numeri 10 non vuole dire assomigliare e ben sa quanto Sivori fosse diverso così come il gioco del calcio di allora.
mo’ non esageriamo: panucci fa più gol di del piero ed è pure più vecchio. e fa il difensore.
Hai ragione, Del piero ha dimostrato ancora una volta di essere un fenomeno oltre che un giocatore estremamente longevo…alla sua età sono in pochi a calcare ancora stadi come il Bernabeu e realizzare una doppietta. Veramente un giocatore d’altri tempi