Quattro miserabili e un povero
Li hanno presi i quattro di Rimini. Quelli che avevano dato fuoco al senzatetto, su una panchina di Rimini. Li hanno presi e fotografati. Facce qualunque, espressioni piatte, bulli addobbati da delinquenti o se preferite ribaltare l’immagine. Si attende il processo, si attende il gabbio mentre il poveretto è ricoverato al Centro Grandi Ustionati e ha il cinquanta per cento del corpo bruciato dal fuoco. Il carcere è una soluzione inutile, troppo facle, direi comoda per i quattro figuri, miserabili senza pelle. Meritano altro, meritano un paio di anni al lavoro, serio, vero, socialmente utile; un paio di anni a pulire i ricoverati del centro grandi ustionati, a lavare il corpo, tutto, di chi è stato attaccato, deriso, insultato e di chi è degente per incidente, accidente, comunque è infermo. Due anni, giorno e notte, a sentire l’odore dell’etere, ad ascoltare il lamento di chi soffre, a riordinare letti, a pulire latrine, due anni al servizio della società, senza costi, con lo stesso cibo e menù dei pazienti, loro che si sono divertiti di gusto ad accendere un falò sul corpo di un poveretto che dormiva su una panchina. E con le fotografie, sui giornali, dedicate al loro nuovo “impegno” quotidiano, immagini da incollare in un album e da riguardare con gli amici. Con calore, vorrei dire. E’ tutto così semplice, così civile, così giusto. Dunque non verrà mai realizzato.

Una volta , ciclicamente, queste persone venivano messe di fronte alle atrocità e agli orrori di una guerra. Imparavano sul campo (di battaglia) ad apprezzare il valore della vita e non si sentiva dire : l’ho fatto perché mi annoiavo. Ora forse li si potrebbe condannare ai lavori forzati, avendo così poco tempo per annoiarsi e “divertirsi” alla loro maniera.
Perchè non condannare questi disgraziati allo stesso tipo di vita del clochard? Li si prende, li si porta in un’isola deserta (anche se dubito esista) e li si abbandona per qualche anno? Potrebbero capire il vero valore della vita e della solidarietà, cosa vuol dire essere soli, senza casa e famiglia, cosa vuol dire sopravvivere nell’indigenza.
Se hanno qualcosa dentro salterà fuori in fretta, diversamente si autoditruggeranno.