Tolto il carcere duro a Ganci (40 omicidi), respinta la richiesta di estradizione per Battisti (4 omicidi), la giustizia fa veloci assi in avanti, in Italia e in Brasile, non importa come, importa con chi. Prendete il mafioso che è stato il sicario delle morti di Falcone e simili. Il giudice di sorveglianza assicura che Ganci può mettersi in fila con gli altri detenuti, il carcere siciliano non si presta a tentativi di fuga, fisica e di notizie, Ganci non sarebbe dunque più in grado di collegarsi con l’esterno, di riorganizzarsi e riorganizzare, i quaranta ammazzati appartengono al passato, il giudice di cui sopra non ha nemmeno provato a chiedere informazioni ai parenti delle vittime, chissenefrega, Ganci può tornare a vivere una vita, anche privilegiata secondo usi e costumi delle prigioni nostrane e di certi condannati, una vita  che ha tolto agli altri. In contemporanea il ministro della giustizia brasiliano  considera Battisti Cesare un rifugiato politico, negata l’estradizione richiesta dall’Italia sotto il governo Prodi (che al tempo si congratulò con le forze di polizia per l’arresto del latitante in Brasile). La condanna per i quattro omicidi? L’ergastolo? Robetta,  trattasi di scrittore, trattasi di rifugiato, la politica e la cultura sono cose  serie, ben più serie delle pallottole che sono finite nel corpo dei quattro giustiziati. I rivoluzionari diventano rifugiati, la lotta armata si trasforma in elemosina politica, ci mancano soltanto un’intervista, un’ospitata televisiva, un Grande Fratello e il “delitto”, meglio dire il quadro, sarebbe perfetto. La legge è uguale per tutti. O no?

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