Vorrei dire di Eluana
Vorrei dire di Eluana. Vorrei. Poi mi fermo, poi penso a Lei, a suo padre, a quelli che le stanno attorno, vicino. Molti, troppi, forse nessuno per Lei medesima. Penso al viaggio dell’ambulanza, stavolta non per salvare una vita. Penso al padre che soffre e ogni tanto ricorda, lo dovrà fare, lo avrà fatto, al giorno della nascita della sua creatura, alla festa, ai primi vagiti, alla speranza, alla vita insomma. Tutto questo ha ricevuto il timbro di un tribunale. Si spacca la coscienza dell’uomo, cattolico e non soltanto. Penso all’egoismo di chi rimane, di chi vuole prolungare ipotesi di respiri, miraggi di esistenza. E a chi ritiene questo già un atto di fede nell’uomo stesso. Verrà il momento, il dopo, il non più. Verranno altre Eluane senza che nessuno possa spiegare perchè questa vita che ci viene regalata c viene anche tolta. da vivi.

Non vorrei impancarmi a maestro di nessuno ma ho l’impressione che in questi nostri tempi, ed in particolare nell’occasione drammatica del caso Eluana, molti di noi abbiano perso il senso delle proporzioni. Si parla di scienza come se questa agisse sulla base di certezze, quando l’unica certezza è rappresentata dal mistero che accompagna le nostre vite, delle quali nulla è veramente a portata della nostra comprensione. Cerchiamo di non farci confondere dalle conquiste della tecnologia e della medicina e nemmeno dalle speculazioni della fisica o della filosofia. Nessuna di queste scienze è riuscita a lenire la nostra più piccola ansietà esistenziale. Il mistero è il nostro ambiente naturale e non potrebbe essere diversamente. E allora vediamo di agire sensatamente di fronte a quanto non siamo in grado di capire, tanto più quando nemmeno una religione riesce a soccorrerci nella nostra piccolezza ed insipienza. Quale potrebbe dunque essere un atteggiamento sensato di fronte a quanto ci supera, o meglio ci sovrasta, in maniera nemmeno commensurabile, se non il più assoluto rispetto di tutto quanto riceviamo inspiegabilmente in dono temporaneo? E su tutto vediamo di riservare la più assoluta cautela nei confronti della vita e della coscienza, misteri ancora più insondabili tra gli innumerevoli da cui siamo sommersi. Queste riflessioni sono alla base della mia concezione sacrale della vita, totalmente indisponibile anche prescindendo da ogni possibile visione religiosa. Spero quindi che alla fine Eluana possa continuare il suo modo misterioso di vivere, anche perchè nessuno abbia a ritrovarsi, superati i momenti concitati di una contesa che non lascerà vincitori, ad elaborare sensi di colpa drammatici e senza possibile redenzione.
Non vorrei impancarmi a maestro di nessuno ma ho l’impressione che in questi nostri tempi, ed in particolare nell’occasione drammatica del caso Eluana, quasi tutti noi abbiamo perso il senso delle proporzioni. Si parla di scienza come se questa agisse sulla base di certezze quando l’unica certezza ci viene accettando il mistero in cui le nostre vite
LASCIAMO VIVERE ELUANA
La vita è degna di essere vissuta fino alla fine e nessuno dovrebbe avallarsi il diritto di decidere di toglierla agli altri a proprio piacimento nascondendosi dietro ad una ragione scientifica inesistente.
Il caso Eluana è più di natura umana che religiosa in quanto non esiste una diagnosi di coma irreversibile o di morte cerebrale.
Non è vero che non si può uscire dal coma dopo i 10 anni,
perchè la scienza medica è in continua evoluzione e revisione delle sue stesse ipotesi ed in alcuni casi si sono messe in discussione anche prove scientifiche.
Chi ci assicura che Eluana un giorno non possa uscire dal coma?
Quindi prima di continuare con questa assurda e disumana procedura di sospensione degli alimenti alla donna, bisognerebbe riflettere sul senso ultimo della vita umana.
Il mistero della morte resta tale e chi ha la prosopopea di pensare di averlo svelato per mezzo della scienza non lo ha fatto di sicuro!!!.
Caro Tony , Se Lei da la vita ad un figlio e glielo uccidono in un incidente stradale, qualcuno spegne quella vita.da vivo. Il caso Englaro è piu’ complesso perchè nessuno considera il dolore di Englaro nell’avere una figlia in quelle condizioni ed avere mezzo mondo contro che lo accusa ancor prima che Eluana non sia piu’ con noi. Provi a mettersi nei suoi panni e vedrà che ogni moneta ha due facce.
Provi a dare una risposta a questa semplice domanda che ho proposto nel Blog di Tornielli. Mi hanno scritto ma l’hanno evitata come se bruciasse.
“Lei mi sa spiegare perchè Beppino Englaro debba soffrire tanto nella sua vita e quale passo dei Vangeli o delle Sacre scritture preveda che la sua anima sia condannata alla sofferenza fintanto che Dio non si riprenderà Eluana?”
Non aspetto una risposta, Lei può capire perchè.
Grazie Eluana per aver consentito con la tua sofferenza,di rendere meno barbaro questo mondo,a prescindere dal tuo pensiero,dalla tua volontà forse manifestata dopo una riflessione appena accennata.Grazie per averci fatto conoscere la verà pietà delle timide suore lecchesi.
Ora molti soloni anche in buona fede persi nell’errore, ti vogliono liberare dalla tua vita,che giudicano inutile.
Che il Signore della vita ti accolga nel suo regno ed illumini le menti ed i cuori di tutti..
Ma nessuno viene assalito dai dubbi, dalle speranze,dalle incertezze? Dal pensiero che esiste qualcuno al di sopra dell’uomo, che crea la vita e che è il solo ad avere il diritto di decidere della vita. Come può un essere umano decidere cosa è vita e cosa non lo è più. Come può un essere umano decidere che un altro essere umano, per il fatto che non parla non sente e non si muove, essere umano non lo è più. Forse che l’essenza di un essere umano non risiede nell’anima, nella scintilla divina insita in lui, ma nel poter comunicare col mondo esterno? L’uomo non è Dio e non dovrebbe avere l’arroganza di prendere decisioni che solo Dio può prendere. Ma nessuno si sente piccolo piccolo come io mi sento di fronte a questi misteri?
Nn so… si dice di Eluana, ma nn credo che Eluana esista più.
Forse l’unico vero gesto di coraggio sarebbe quello di mostrare qual’è la “vita” che stanno difendendo!
Sarebbe mostrare un frammento di Eluana adesso.
Forse ci accorgeremmo che Eluana è già morta!
Poi ci possono essere anche considerazioni etiche.
Ma la morte va accettata. Come la vita.
Sono la stessa moneta.
A maggior ragione se si è credenti…
… ma oggi chi è o cosa è diventata eluana englaro?… è viva o è morta?… è una persona o è un vegetale?… sono qui davanti il computer e il mio sguardo è rapito da un’immagine: la vecchietta che abita di fronte, annaffia con cura le sue piante… nonostante oggi sia una tristissima giornata di pioggia!!!!!
Vorrei spendere due parole sulla sofferenza, quella di tutti, quella di ogni creatura.
Propongo una definizione:
La sofferenza dell’altro non esiste, se non si esprime nei modi a noi comprensibili.
Parlando di creature, conforta questo concetto il comune atteggiamento delle persone verso la caccia.
Si è contro la caccia (a mammiferi ed uccelli) perché la vittima esprime la sua sofferenza secondo modalità a noi familiari: la voce, lo sguardo.
Non si è contro la caccia che riguarda i pesci perché la vittima esprime la propria sofferenza in modo a noi incomprensibile: non geme; anche lo sguardo ci appare muto.
Se questi sono i segni, allora non soffre.
Ma si dibatte! E’ vero, ma è una naturalissima reazione nervosa.
Cari io ho vissuto il lutto di un genitore ammalato da anni e la cosa peggiore è stato l’accanimento alimentare e terapeutico alla fine pesava 20 kg e respirava da solo per fortuna il cuore ha ceduto. Capisco pienamente i genitori di eluana, se non ci passi puoi solo parlare ma conoscere e in questo caso crescere una persona conoscerla per ciò che vuol dire vivere per lei e per te e poi vederla ridotta in uno stato vegetativo equivale alla morte. Dico a chi parla tanto ma non ha provato non si deve giudicare e soprattutto ha chi ha una croce appesa alla camicia, prima viva veramente la vita e poi parli. Preciso che sono cristiana e vado in chiesa ma quando i cardinali, vescovi parlano tanto gli chiederei:”chi ha seguito i vostri genitori nella malattia nel dolore quotidiano?”.
Lasciate che Eluana si riposi. E’ morta diciassette anni fa e quello che sta succedendo oggi è solo una triste farsa. Mi chiedo perchè tutte quelle persone che si appellano alla VITA non sostangano quelle che vite lo sono davvero, le vite dei poveri, quelle dei bambini affamati e delle donne violate. Lasciate che Eluana si riposi e pensate al coraggio di suo padre che, coraggiosamente, ha portato avanti questa battaglia per tutti quelle Eluane che ci sono e che ci sono state e che, nel silenzio, sono state lasciate “andar via” senza affrontare il problema del ‘testamento biologico’. Lasciate che Eluana si riposi.
Caro Tony,
Eluana il battito di ciglia l’ha avuto; l’ha raccolto oggi l’avvocato del padre.
Chi può indagare Eluana, i suoi sentimenti, la sua coscienza? Chi può giudicarla?
Eppure è stata giudicata. E la sentenza è: morte.
Perché la condanna?
qualcuno ha mai condannato la scienza per i suoi limiti?
Voglio che qualcuno mi spieghi perché non si debba non solo uccidere ma neppure toccare Caino, e poi…
Quanta ipocrisia.
Non è una condanna a morte, la sua, no.
La morte per inedia ha trovato un innocuo eufemismo: si stacca la spina. Sì, come a un televisore.
Caro Tony, anch’io ho scritto per esperienza personale. Esperienza faticosa e orribile, in cui non ho aperto alcuna porta e sono stata lì a macerarmi nel dolore.
Ciò non toglie che IO – non tu, che hai le tue esperienze e le tue idee – in questo ambito evito di giudicare se il mio prossimo agisca bene o male. Mi rimetto alla coscienza di ognuno, come mi sembra giusto.
Talita, Ho scritto dell’egoismo perchè l’ho conosciuto, è venuto a bussare alla mia porta ma non ho aperto. Vivere e lasciar vivere ma anche capire che cosa sia più giusto e sano, per chi non può scegliere ed è un pupazzo fragile nelle mani di molti, di tutti. Non vorrei che Eluana, un secondo prima di salutarci, avesse voglia di ricordarcelo, anche con un battito di ciglia, più terribile della sentenza del tribunale.
Caro Tony, azzardo una risposta. La vita deve essere viva, cosciente, autosufficiente. Non credo di poter chiamare “vita” 15 anni di buio, di immobilità, di tubi che profanano un corpo inerte.
La vita ci viene imposta alla nascita e può finire in un qualunque momento, per varie circostanze. Poi ci sono casi crudelissimi in cui finisce a metà – però la metà più importante – e resta solo un corpo: vivo per definizione, ma non nei fatti.
In questi casi, nessuno di noi dovrebbe avere l’impietosa arroganza di tentare d’imporre la propria mentalità, aggravando il dolore: DEGLI ALTRI.
Sono belle le tue parole… Quale commento? Sono foglie che cadono leggere da un albero ancora vivo; e che in silenzio ne annunciano la morte…
Non so dirti ora nient’altro.