Puntuale, come il caldo torrido” (che in Italia non esiste, torrido sta per secco, dunque da noi, semmai il caldo è più umido che si possa), puntuale, dicevo, ecco riaffiorare sui giornali, nei commenti delle radio e delle televisioni, lo storico slogan, vuoto, “Stile Juve”. Ne scrivono e ne parlano soprattutto coloro che non sanno nemmeno che cosa esso sia. In principio, e alla fine, c’era Gianni Agnelli, dunque uno stile, il suo. Stop, basta, esaurita l’epoca del’Avvocato, di suo fratello e di sua sorella, il resto non era, non è e non sarà ma stile Juve. Balle, soltanto balle. Era stile quello di Boniperti che mandava a vaffa chi non la pensasse come lui? Era stile quello di Montezemolo che prendeva a calci gli ascensori dello stadio quando la Juventus,  la sua, molto spesso, non vinceva?Era stile quello di Giraudo e di Moggi, di cui tutto sappiamo, anche del loro rh ? E’ stile quello di Blanc che nulla sa di football e ne parla per sentito dire e per dovere di salario? Dunque calma, la Juventus è finita nell’estate del 2006, è finita la sua storia, dopo c’è soltanto cronaca. A meno che, come è capitato al Milan, alla Fiorentina, al Napoli e a molti club ingleasi e scozzesi, non si presenti un compratore, un uomo con i soldi e la voglia di farli fruttare, non soltanto nel progetto dello stadio, ma nel risultato agonistico. Per il momento nulla. Il grand hotel Juventus ha cambiato gestione, la clientela crede ancora al fascino antico ma non trova gli stessi servizi, la stessa qualità di accoglienza, lo stesso prodotto in camera e a tavola, eppure le tariffe sono sempre da 5 stelle lusso mentre la struttura sembra da ostello. Resta il nome sull’insegna, gli eredi dei proprietari storici, hanno altri interessi. Un giorno l’avvocato Giovanni Agnelli spiegò che cosa significasse, per la propria famiglia e per i tifosi, la Juventus:”Qualcosa per la domenica”. E’ rimasta “la domenica”, è scomparso anche “qualcosa”.

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