Succede che in questi giorni l’Italia si rispacchi in due. Quelli che attaccano  Boffo, direttore di Avvenire, quelli che lo difendono perchè ad attaccarlo sono i “giornali di Berlusconi”. Leggo di bavaglio all’informazione, leggo di democrazia sull’orlo dell’abisso, sento di libertà al limite della crisi, sento di aggressione miserabile. Dove erano questi signori quando, durante Calciopoli, alcuni giornalisti finirono sulle pagine dei quotidiani, in un dossier de l’Espresso, nei notiziari e nei talk show televisivi e radiofonici, come corrotti e corruttori sneza un solo straccio di denuncia penale, senza un solo straccio di rinvio a giudizio e affini? Dove era la federstampa quando qualcuno di questi, io fra loro, furono sospesi dall’Ordine per aver osato parlare al telefono con il direttore generale della Juventus? Sospensione dagli stipendi, dai contributi, sospensione da ogni tipo di rispetto. Chi scrisse e parlò di bavaglio, di libertà in crisi, di democrazia in pericolo? Dove si sono nascosti  i sepolcri imbiancati? La colpa vera è stata quella di non fare parte di nessuna lobby politica di qua e di là? La colpa vera è quella di continuare a fare il proprio lavoro nonostante queste jene, depositarie dell’etica professionale ed esistenziale? Boffo si difenda e attacchi, faccia come crede. Io so che questa categoria, di giornalisti e di politicanti, è come un disco vinile, ha la facciata A e la facciata B.  Di certo non ha la faccia.

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