Juventus, tutto previsto e prevedibile
Lentamente, inesorabilmente affiora la verità sulla Juventus. Nessun progetto, come la propaganda di Blanc vorrebbe far credere, ma la semplice e aspra realtà di un gruppo che ha pensato di vivere di rendita, altrui, e di sfruttarne gli interessi. La squadra ha perso coraggio, sostituendolo con l’insicurezza e la paura. La società ribadisce di non essere adatta a gestire le difficoltà se poi queste diventano critiche allora la situazione è ai limiti. I tifosi, quelli di Torino, sono tra i peggiori in circolazione, la Juventus conta il maggior numero di sostenitori in tutt’Italia, si dice oltre dieci milioni, ma nella città di origine il pubblico è scarso o presenta la sua faccia becera, violenta, ingrata. Le immagini televisive di domenica sera, quelle che arrivavano dalla tribuna d’onore, sono la testimonianza buffa di come la Juventus sia circondata da personaggi reduci e sopravvissuti all’impero, dalla Evelina Christillin a Lapo Elkann, sorridenti,presenzialisti, folkloristici ma inutili quando è o sarebbe l’ora di mettere gli attributi sul tavolo delle decisioni. Prima del fischio d’inizio della partita si sono visti altre figure allegre, Buffon che abbraccia a sorride a tutti ma che non gioca per una promessa fatta a Manninger! Iaquinta, il cui infortunio confermerebbe la malasanità italiana, pure lui in tenero affetto con il corregionale Gattuso e gli altri sodali azzurri, insomma l’atmosfera giusta per un’amichevole, non la presunta sfida anti Inter. A fine partita Ciro Ferrara ha offerto la sua faccia lunga, come la barba, mentre né Blanc, nè il suo vice Bettega, né l’altro componente la nuova triade, Secco, abbiano avuto l’idea e l’ardire di prendere posizione e illustrarla con le parole, anche di rito, tipo “il progetto va avanti” o ancora “dobbiamo lavorare tutti di più”. Sul ritorno di Bettega ho già detto che rappresenta l’ammissione di un fallimento da parte della società e l’opportunista accettazione, da parte del dirigente, di mettersi al servizio di chi nei mesi scorsi aveva denunciato la vecchia dirigenza di reati amministrativi.
Il quadro sembra confuso ma è chiarissimo. Le campagne acquisti dell’era post calciopoli hanno portato a Torino due certezze, Sissoko e Iaquinta, pagati complessivamente 23 milioni di euro; poi una speranza carissima, Amauri costato 22 milioni e ottocentomila euro; sono stati, infine, spesi 100 milioni di euro per i magnifici 7: Boumsong, Almiron, Andrade, Tiago, Poulsen, Diego, Melo. I primi tre o si sono ritirati o lavorano altrove, il quarto è stato appena ceduto in prestito all’Atletico di Madrid, il quinto è un’onesta riserva ora fermo per un mese, gli ultimi due sono da inchiesta (tralascio i casi di Knezevic, Grygera, Salihamidzic, Stendardo, Manninger, Grosso, Cannavaro e resto in curiosa attesa di sapere che cosa decideranno per Caceres). Totale: la squadra ha recuperato la serie A ed è rimasta in piedi con Buffon, Chiellini, Del Piero, Camoranesi, Nedved, Trezeguet, tutta roba del vecchie regime oltre ai giovani, De Ceglie, Ariaudo, Giovinco, Marchisio, Paro prodotti dello stesso governo. Un paio di sondaggi tra i tifosi, lanciati da La Stampa e da Tuttosport, hanno ricevuto risposte secche: l’80 per cento dei votanti chiede l’esonero di Ferrara. Il quale ribadisce che non lascia la nave che affonda. Qualcuno dovrebbe domandare, tuttavia, chi sia il responsabile dell’affondamento e che, eventualmente, l’armatore a decidere il futuro del comandante. Ma l’armatore non sa navigare per questo mare. Allontanato Tardelli, tenuto da parte Boniperti, il solo a segnare veramente la storia del club, richiamato Bettega, si parla adesso di Zoff; restano a disposizione Longobucco e Zaniboni, eventualmente Bercellino e Caocci. Gioco con le figurine, mentre i tifosi più radicali chiedono, con una provocazione, che i calciatori non indossino più la maglietta bianconera ma si limitino alle divise in oro o in grigio metallizzato, di tendenza sponsor. La Juventus che cerca il futuro continua a guardare un passato (quello più comodo) che non c’è più, con la scomparsa dei fratelli Agnelli. Gli eredi conoscono gli affari del marketing e dell’impresa, il calcio non è soltanto questo. Bisognava pensarci nell’estate del duemila e sei, oggi è tardi, a meno che gli eredi di cui sopra non trovino il coraggio di fare quello che nel millenovecentonovantuno fece il loro nonno. La Juventus di Montezemolo, scivolata al settimo posto in classifica, non era riuscita a qualificarsi nemmeno per le coppe europee. L’Avvocato azzerò in un giorno soltanto il consiglio di amministrazione, mandando a casa tutti e riaffidando la squadra e la società a Trapattoni e Boniperti. Tre anni dopo, il fratello Umberto, visti i risultati insoddisfacenti (due secondi posti, un quarto posto e una coppa Uefa!)avrebbe fatto lo stesso. Ma si trattava degli Agnelli.

caro signor damascelli sono d’accordo con lei che john elkan non è ancora riuscito ad affidare la juventus ha persone competenti ma non si puo immaginare la juventus senza questa proprietà che la possiede dal 1923.
Non rimarrei meravigliato se..l’incontro di calcio p.v. Juventus – Napoli, si trasformasse in un incontro ( sotterraneo ) d’affari tra il Gruppo che detiene il Napoli Calcio ( Unicredit ) e il Presidente, Amministratore Delegato e Direttore Generale Jean-Claude Blanc (Laureato Con master in International Business administration), acquisito dal gruppo Juve per le Sue caratteristiche di uomo d’affari e non per cognizione di natura calcistica.
Credo che la vittoria della Juve, la dò per scontata al 150 %, per quanto sopra, considerando che la rimozione di Mister Ferrara apporterebbe al Gruppo Juventus Football Club danni finanziari di non poco conto, non considerando i mancati introiti per l’uscita dalla Champions !
Un vecchio detto dice che pensando male…spesso ci si azzecca..! I Fatti mi daranno ragione .
La Società Juventus o meglio..la Proprietà John Elkann, sono i primi ad aver creato sia i malumori nel Club che il declino di una squadra di calcio storica.
I danni societari e i crolli succedutisi in piazza affari delle azioni Juventus la dicono lunga sull’assetto societario inadatto e portato avanti da Hobbit speranzosi di crescere a spese della EXOR ed IFIL.
L’appunto controtendente è che non riesco a capire come codesti personaggi del mondo Finanziario e politico, non si rendono conto dell’attualità e continuano in un vortice sempre più pericoloso a innestare pezze di colore diverso nel tessuto già logoro.
Che abbiano sbagliato…con accordi fuori posto con Lippi… oramai è più che assodato, il Lippi fa solo ed esclusivamente i propri interessi, aver fatto ingaggiare calciatori inadatti a questa Società la dice lunga sui suoi effettivi traguardi.
Cannavaro, Grosso,Ferrara. non son altro che il meccanismo con cui vuole continuità di personaggi per la Sua Nazionale, chiamiamola escamotage o come vogliamo chiamarla, il fatto è che vuole un gruppo che si arricchisca di affiatamento pronto per rispondere in Nazionale senza star tanto ad affiatarli a dispetto degli altri Coach delle altre Nazionali, partire in vantaggio!
Gentile Signor Damascelli, mi chiamo Maria Rita D’Orsogna, e sono un professore di fisica di origini abruzzesi.
Su seganalazione di un mio caro amico italiano ho letto il suo articolo su petrolio e champagne in Francia, pubblicato in data 30 Dicembre 2009 su Il Giornale, sotto questo link:
http://www.ilgiornale.it/interni/trovato_petrolio_sotto_champagne/30-12-2009/articolo-id=410131-page=0-comments=1
Ho cercato un suo email, ma questo blog e’ stato il modo piu’ diretto che ho trovato per contattarla. Mi scusi se il commento non e’ adatto al tema del post di oggi.
Vorrei allora segnalarle che da molti (troppi!) anni l’ENI sta cercando di trivellare petrolio fra i vigneti in Abruzzo, fra i filari del Montepulciano DOC di Ortona.
Non solo l’ENI vuole trivellare petrolio, ma vuole addirittura installare una raffineria fra i vigneti e a 3 metri dalle case per raffinare petrolio scadente e carico di inquinanti a base di zolfo. Ci sono piani per trivellare META’ regione Abruzzo.
L’ENI ha fatto gia’ la stessa cosa in Basilicata, a Viggiano per esempio, dove la raffineria di petrolio l’hanno costruita in contrada “Le Vigne” e dove l’industria vitivinicola e’ oggi morente e per colpa del petrolio.
Spero che lei voglia trattare anche questo tema, visto che petrolieri di ogni colore (Irlandesi, Australiani, Americani, Italiani, Inglesi) hanno deciso di venire a trivellare in Italia senza badare a vigneti, parchi, spiaggie e senza rispetto alcuno per la popolazione.
Si parla di trivelle lungo tutta la penisola – dalla Brianza fino a Pantelleria, inclusa Venezia e le isole Tremiti.
Grazie
Maria Rita D’Orsogna
http://www.csun.edu/~dorsogna