Rispondo, con gravissimo ritardo e me ne scuso, a tutti coloro mi hanno scritto in questi mesi sull’argomento Mourinho e affini. In quarnt’anni di carriera mi sono occupato di tutto, davvero di tutto, dagli omicidi ai campionati di football, dalle tragedie aeree alle interviste con personaggi illustri, direi Gheddafi o lord Major o Pavarotti, ho commesso altrettanti errori e ho portato a casa anche qualche buona cosa. Ma mi è bastato toccare un personaggio come Josè Mourinho per vedermi scaricare addosso non soltanto critiche, che fanno parte del mestiere e sono necessarie per capire e migliorare, ma insulti, minacce, frasi vili e volgari, tutte, tra l’altro segnalate alla polizia postale che se ne sta occupando. Allora mi chiedo: che significa, oggi, concecere il dialogo, comunicare se poi, in cambio, ricevi soltanto schiaffi e colpi alle spalle? Il mio silenzio sul blog, non su Il Giornale per il quale mi onoro di scrivere e lavorare, è dovuto anche a questo. Mi scuso con tutti, anche con i vigliacchi che si nascondono dietro lo pseudonimo, così come sotto un passamontagna.

Post scriptum: Mourinho ha vinto, anzi ha stravinto ma se ne è andato. Penso che la storia dell’Inter e del calcio continuino lo stesso. Anche la nostra. Viva Mourinho.

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