Dopo il miracolo il collasso economico: la Turchia come l’Argentina?
Nelle ultime settimane organizzazioni governative turche hanno acquistato pagine pubblicitarie nei maggiori giornali americani per attirare l’attenzione del pubblico internazionale sui vantaggi di investire in Turchia. Un paese che da anni sviluppa la sua economia a ritmo asiatico, dotato di una popolazione giovane, di un governo democratico stabile, con accesso a mercati medio orientali e africani, al quinto posto nell’economia mondiale. Tutto vero. Perché allora la banca d’affari e di investimenti Goldman Sachs ha consigliato ai suoi clienti di vendere le loro “posizioni” nella più grande banca turca la Garanti Bakasi?
Lo spiega, fra gli altri, uno studio sull’economia turca apparso nell’ultimo numero del Middle East Quaterly in cui si parla del prossimo collasso del “miracolo economico” turco che potrebbe essere simile a quello argentino del 2000 e messicano del 1994 entrambi i collassi avvenuti dopo periodi di espansione economica.
In parole povere si tratta di questo. Il governo, per ragioni soprattutto elettorali, ha massicciamente finanziato le banche islamiche vicine al partito del premier Erdogan. Queste a loro volta hanno fatto una generosa politica creditizia responsabile dello sviluppo del mercato interno. Gli acquisti di consumo sono aumentati del 53%, molto meno quelli destinati alla produttività. Il debito estero é inferiore a quello greco o portoghese ma con le importazioni aumentate di due volte nei confronti delle esportazioni la moneta turca ha perduto il 25% del suo valore in confronto al dollaro e il suo valore in borsa è sceso del 40% .
Questo nel momento in cui i mercati medio orientali e africani su cui la Turchia contava per lo sviluppo della sua economia si sono ristretti a causa delle convulsioni politiche interne e della crisi dell’economia mondiale. A questo si aggiunge il fatto che la Turchia, per anni sostenitrice di una politica di buon vicinato con tutti i paesi confinanti o nella regione, é entrata in collisione con l’alleata Siria, con l’Europa (per la presidenza affidata nei prossimi sei mesi a Cipro), con Israele per lo scontro nato dal tentativo di rompere l’embargo su Gaza, con la Francia sulla questione armena, con l’Iran per via della base elettronica di intelligence e anti missilistica (contro l’Iran) della NATO sul suo territorio, con la minoranza curda con cui da anni é impegnata in una guerriglia che anche in questi giorni ha fatto 35 vittime con una azione di bombardamento aereo, sembra oltre i suoi confini.
La situazione turca appare cosi più fragile di quanto la stampa vorrebbe far credere e gli alti tassi dei buoni del tesoro turco non dovrebbero indurre in errore.

[...] Di per sé, questa notizia non ha molto peso. Se tuttavia la inquadriamo nella più generale visione delle relazioni internazionali di Ankaka, notiamo risvolti molto significativi. Per anni il mantra della politica estera turca è stato “zero problemi coi vicini”. Invece, problemi coi vicini la Turchia sembra averne tanti, a cominciare dalla crisi siriana, che sta creando sempre più grattacapi ad Ankara. Poi c’è Israele, con il quale i rapporti sembrano ormai compromessi, almeno fintantoché Erdogan e Netanyahu occuperanno i rispettivi scranni. Le relazioni con la UE si sono raffreddate, ora che Ankara pare non più interessata ad entrare nel club – ammesso che lo sia mai veramente stata. Cipro è sempre più spaccata in due. Anche con Russia e Iran, partner strategici sul piano della politica energetica, i rapporti non più così solidi a causa delle rispettive posizioni sulla Siria. Inoltre, contrariamente a quanto era stato pronosticato un anno fa, la Turchia non è riuscita ad avvantaggiarsi dalla primavera araba - nonostante le roboanti dichiarazioni del ministro degli esteri Davutouglu in proposito -, smentendo quanti la accreditavano come nuovo faro del mondo islamico. Era accaduta la stessa cosa vent’anni fa, all’indomani della dissoluzione dell’URSS. La nascita delle repubbliche turcofone dell’Asia Centrale offr’ ad Ankara l’opportunità di recitare un ruolo di primo piano sulla scena internazionale – l’allora presidente Turgut Özal aveva parlato del XXI secolo come il possibile “secolo dei turchi“. La storia preso un’altra strada. Il declino in politica estera rappresenta il primo scricchiolio nel sontuoso edificio messo in piedi da Ergodan nel suo decennio di governo. Il doppio gioco di cui si è reso protagonista in questi anni ha assicurato prosperità economica e influenza internazionale al prezzo di minori libertà per i cittadini e di un pericoloso islamismo strisciante, ma si trattava di un castello di carta. Peraltro, ora anche gli indicatori economici iniziano a girare in senso contrario. [...]
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Caro sig. Marco, del primo commento:
Ho avuto il coraggio di leggere tutto il suo commento pieno di confusa rabbia e incomprensibili allusioni, già che ci sono mi permetto di rivolgermi proprio a lei chiedendole: ma crede davvero che le sue chiacchiere da bar vengano prese seriamente da chi le legge, o non ha alcuna pretesa di far credere di sapere ciò di cui sta parlando?
Sig. Raoul: condivido in parte i suoi ragionamenti, meno la sua critica a Segre (questo è solo un blog, non si pretende roba da Pulitzer, nè si pretende di scriverla credo). Ad ogni modo la sua pur interessante analisi si appoggia troppo su contingenze (geo)politiche e diplomatiche che possono dare delle impressioni e accentuare o attenuare talvolta gli eventi macroeconomici, ma che poco o nulla possono contro i mercati e i loro meccanismi.
Ovvero, non si vede come un ottimo quadro di relazioni diplomatiche possa evitare il boom and bust che si sta chiaramente profilando in Turchia (chiaramente per chi conosce la teoria e la storia economica). Saluti
Si continua in maniera totalmente erronea a dare l’idea che l’Argentina, una delle poche nazioni che ha avuto le palle di buttare fuori quella massa di delinquenti e canaglie che è il FMI, sia un paese fallito. Credo perchè tutti i giornalisti ma proprio tutti invece di fare il lavoro di informare si attengono rigidamente a riportare ciò che il padrone dice deve essere diffuso. L’Argentina è collassata quando era sotto i dogmi del FMI e l’influenza del dollaro, una volta disfattasi delle catene di FMI e dollaro è diventata fra le migliori economie dell’america latina. Questo lei lo sa?
PS L’Italia sta collassando perchè risponde agli ordini, fra cui le liberalizzazioni liberticide, del FMI. Se poi accetterà anche i suoi prestiti allora gli italiani vivranno il resto della loro esistenza per ripagare il debito contratto con il FMI a tassi da strozzinaggio. Il piano è stato studiato molto bene i ricchi del mondo camperanno sui debiti degli stati incatenando milioni di persone a lavorare per due lire in semipovertà per ripagare i loro debito per arricchire sempre di più una stretta cerchia di delinquenti.
@ella pensi se accadeva il contrario??? se era israele a vendere acqua, avevano già pensato a quando mettere un virus sterilizzante!!!
Gentile Ulisse,
ho girato la sua segnalazione allo staff tecnico.
Cordialmente
continuate tranquillamente a creare panico, la situazione e’ gia’ quella che e’. Tv e giornali altro non fanno che creare allarme, timori, e un futuro disastroso, fanno del tutto per facilitare pessimismo e rivolte sociali. Non riesco a capire il tornaconto dei media quale possa essere in questo marasma generale, ma certo in un periodo di crisi non vado sicuramente a comperare il giornale. Senza contare che articoli come quello sopra sono ridicoli vista la totale ignoranza che traspare dalle parole di chi l’ha scritto.
In meriro all’articolo del Sig. Segre, mi limito a dire che da qualche anno frequento la Turchia dopo un lunghissimo periodo di assenza. Negli anni settanta avevo visto una grande miseria ma anche l’inizio di un riveglio sia culturale che economico.
Da circa tre anni ho ricominciato ad avere rapporti più concreti e posso dire che questa nazione mi meraviglia sempre di più. Vedo negli occhi, nelle parole dei giovani ed anche di persone di mezza età la volontà di fare, lavoratori senza sosta, di giorno e di notte, trasformazioni velocissime, alcune volte non sempre appropriate. Vedo l’entusiasmo di partecipare ad un progetto che è quello di far assurgere questo paese ad un paese moderno sotto tutti i punti di vista.
Certo vi sono ancora contraddizioni, il pericolo che la religione entri troppo invasivamente nelle faccende del governo e del sociale,il problema delle minoranze razziali.
Mi sembra però che in quasi tutti i paesi vi siano queste problematiche, anche da noi se vogliamo vedere, l’unica differenza è che qui ormai la maggior parte dei giovani non vuole più battersi, lavorare con entusiasmo, si vuole soltanto la sicurezza di avere soldi intasca da poter spendere, senza guardare per il sottile da dove questi soldi possono arrivare.
Così pure le persone adulte da noi parlano solo di pensione, se si sta ad origliare per la strada con attenzione, questo è l’argomento principe di cui si parla in Italia. Che popolo!!
Pertanto rigetto al mittente tutte le osservazioni scritte nell’articolo del Sig. SEGRE precisando che, avendo sessantanni, non mi sono mai fidato, anche in tempi non sospetti di tutte queste grandi banche od organismi di Consulenza o gestione finanziaria, perchè per principio non ho mai creduto nella finanza in se e per se.Forse sono una mosca bianca ma da sempre, ho pensato che queste organizzazioni,in un mondo finanziario e politico governato da f.d.p., ci avrebbero portato alla rovina.
Saluti
Pierantonio
@MARK lei ha in parte ragione, Israele è [era] un ottimo “cliente” per la Turchia, pensi che importa[va]no anche acqua, si acqua potabile, non minerale.
Si’. avvenne un vero miracolo in Turchia, grazie al colossale prestito di dollari dagli USA, poi la Turchia rifece la sua Lira togliendo i tanti zero e paragonandola ad 1 lira turca per 1 dollaro USA.
Risultando i prezzi al mercato alle stelle !
Incredibile il costo della vita !
Ed e’ veririssimo di un esistente collasso economico .Impossibile che ne esca dal buco colossale !
@callistus: moneta sovrana oppure no, si può andare in default lo stesso. Lo fece nel 1998 la Russia e il rublo non era legato a nulla http://en.wikipedia.org/wiki/1998_Russian_financial_crisis
L’alternativa sarebbe stata svalutare a valanga, ma preferirono non pagare i debiti, cosa che potrebbe decidere di fare anche la Turchia.
Concordo invece che finché stiamo nell’euro a noi non sia dato scegliere tra le due possibilità.
Salve
mi scuso di usare questo spazio per uno scopo improprio.
Da circa 5 mesi mi è impossibile postare commenti nel portale del Il Giornale. Lo scritto scompare ed appare il mio nome e “scrivi qui un commento”. Ho diversi computer e accade la stessa cosa, quindi è come se fossi stato “bannato”. Di regola se ciò accade l’utente deve venire avvisato e a me non è successo. Posso accedere al mio account ma non postare commenti. A prescindere che il tempo è prezioso per tutti, prego gli addetti al sito di risolvere il problema, se c’è, oppure segnalarmi l’avvenuto “bannaggio”. I molteplici messaggi inviati per segnalare il fatto, non hanno sortito riscontri e nei tentativi telefonici non ho potuto accedere alla comunicazione.
Saluti e buon anno a tutti.
Ulisse Di Bartolomei
fino a quando non si capirà e si approfondirà il fatto che l’attuale crisi mondiale è gestita solo dalle Banche o megli dalle banche d’affari ,niente potrà essere discusso e rivisto o migliorato a favore dei semplici Sudditi del Pianeta terra.
La mia è solo una domanda: ma non sarà perchè la Turchia ha irrigidito i rapporti con Israele?
GoldmanSachs è sempre, anche se americana, una banca che, come Dan Segre, ha legami con la terra santa.
[...] La palla l’ha lanciata David Goldman, con un articolo sul Middle East Quarterly in cui predice il crollo economico della Turchia nel 2012 paragonando la situazione turca a quella argentina. Secondo Goldman, “la velocità e magnitudine di una tale battuta d’arresto potrebbe facilmente erodere la capacità dell’AKP di governare sulla forza del pragmatismo piuttosto che dell’ideologia islamista, limitare la sua capacità di utilizzare incentivi economici per disinnescare il separatismo curdo e contenere l’opposizione interna, e indebolire pretesa di Ankara ad un ruolo di primo piano regionale”. In Italia, l’ha ripreso Dan Segre in suo post su Il Giornale.it. [...]
certo che la goldman (a controllo ebreo) da contro la turchia (finanziata da capitali islamici)….
Questo articolo è senza fondamento, la Turchia è un paese a moneta sovrana è non potrà mai andare in default, un paese a moneta sovrana si indebita solo con se stesso, nessun paragone con l’Argentina che invece aveva sciaguratamente vincolato il valore del pesos argentino 1 a 1 con il dollaro USA o con l’Italia che adottando l’euro uno moneta non sovrana, farà default entro la fine del 2012 o i primi mesi del 2013.
Le insistenze di molti paesi ad entrare nella comunità europea,”ivi compreso la Turchia? Garantirsi il futuro a spese di altri.
L’Italia in passato a fatto la stessa cosa,peccato pero di avere svenduto (a mio avviso).. la nostra moneta 1936,27 euro,
circa un quarto al di sopra del valore reale portano
che fatti economici di oggi parlano da soli.La seconda causa sono i derivati vera carta straccia.Come uscirne ?Prendiamo esempio dal Argentina”.
L’economia turca non si trova al quinto posto nel confronto tra le economie mondiali, inoltre mi sembra che la democrazia, per quanto stabile, presenti qualche carenza considerevole. A cominciare dalla grave insofferenza per le minoranze (greci ortodossi, curdi, cattolici) e dalla persistente negazione dello sterminio compiuto a danno degli armeni durante la prima guerra mondiale… Del tutto contraddittoria la richiesta di entrare nella UE e la negazione dello sterminio, che è documentata. Inaccettabile tale negazione, tanto più che già adesso in scuole tedesche, francesi, italiane, vi sono migliaia di ragazzini di origine turca. Se il governo tedesco negasse lo sterminio degli ebrei, metterebbe la parola fine ai progetti di unificazione europea! La ricerca e la trasmissione del vero, ha costituito l’elemento vivo, trainante, di rinnovamento, della tradizione culturale occidentale. Irrinunciabile, a meno di voler regredire e andare al disastro!
Inoltre, a parte l’arresto e interrogatorio dell’ex-capo di Stato Maggiore dell’esercito, i buoni rapporti con l’Iran, del quale acquista il 30% della produzione di greggio, non sono privi di conseguenze.
Non sono certo il primo ad affermare che noi uomini ci troviamo davanti alla scelta tra vita e morte, io lo faccio per le sollecitazioni dello Spirito di Verità.
Ciascuno deve compiere di nuovo le scelte fondamentali della sua vita. Dio ci costringe a scegliere.
1° Senza l’idea rivelata di Dio Creatore non ci sarebbe stata la nascita della scienza moderna, mi limito a osservare che né nell’Antico né nel Nuovo Testamento vi sono prove razioniali dell’esistenza di Dio. 2° In quanto ha voluto farci conoscere la sua volontà, il senso della parola rivelata da Dio è unitario. 3° Ora la parola rivelata da Gesù Cristo ha una conferma ed una verifica attuali, ha detto: “non sono veenuto per giudicare il mondo, ma per salvare il mondo..”(Gv 12,47).
Direi che raffrontando l’articolo di Segre con quello scritto su Repubblica da Sebnem Arsu e Dan Bilefsky dobbiamo escludere di appellare la Turchia come paese ove la “democrazia islamica” è simile alle nostre democrazie occidentali. E questo è sufficiente per starsene discosti e attenti a non coinvolgere la Turchia con l’Europa.
a me pare che gli italiani,il pensiero critico o la la simpleci,autocritica,sono goma de di masticar,ma non ce nessuno in questo paese che le apra gli occhi,non anno posecion dil territorio,niente materia prima,troppa corrucion
solo,, gran dominio de la tenica,paese diviso,bene potrei continuare,ma il iatliano non e il mio forte
digo questo ,perche io amo la italia….ok
Egregio professor Segre,
innanzitutto la ringrazio per questo intervento dedicata ad un paese tanto importante quanto sottovalutato dai nostri media.
Mi sembra, però, del tutto superficiale la costruzione della tesi sulla fragilità del sistema economico turco sulla base di un giudizio della banca d’affari Goldman Sachs. Questo giudizio, per quanto possa essere ritenuto autorevole, resta comunque un giudizio parziale, elaborato da una società privata che ha precisi interessi e obiettivi di bilancio. E certamente, come lei ha giustamente sottolineato, vista la rinnovata linea politica turca in materia di rapporti con gli stati esteri, mi stupirebbe se Goldman Sachs non attaccasse frontalmente questo grande paese. D’altronde, si usano le armi che si hanno, visto che per la Turchia non è possibile fare liste di stati-canaglia, né minaccia guerre, né sostituire presidenti del consiglio con i propri concubini.
Considerando che trattasi del secondo paese della NATO per potenza militare, di un paese di quasi 80 milioni di abitanti, al centro di un area estremamente rilevante dal punto di vista della sensibilità politica e commerciale, con un notevole orgoglio nazionale memore della storia imperiale ottomana e di una politica almeno in parte determinata e fortemente orientata all’interesse nazionale, credo che ci siano tutti i presupposti per la rinascita di una grande potenza non solo regionale.
Detto questo, certamente un investimento in titoli turchi ha la sua componente di rischio notevole, visto appunto il rinnovata desiderio di smarcamento della Turchia dalle logiche occidentali.
Con stima,
Davide Giaccone
Queste notizie sull’economia turca mi suonano strane ed anche un po’ oscure. La Turchia ha un PIL invidiabile considerato che qualche anno fa era annoverato fra i paesi del terzo mondo: si avvicina ormai a quasi mille miliardi di dollari. L’incremento annuo del PIL è dell’8,5 %.Poco meno di quello cinese. Il suo debito pubblico non arriva neanche al 50 % del PIL ed è per buona parte in mani turche.Li avessimo noi dati così buoni… Aggiungo che la Turchia è un paese democratico con basi molto più solide della strana situazione cinese che è un singolare ibrido fra dittatura comunista e galoppante paese ipercapitalista. Inoltre la Turchia può fare delle cose in campo economico che purtroppo noi della zona euro non possiamo fare: svalutare, stampare più moneta e fissare dazi per difendere alcuni loro prodotti Hai detto niente… Un ultima cosa. Avete notato che la Turchia non ha più chiesto di entrare nell’UE. Mica scemi i turchi. Non come noi…
non si capisce se quella di segre sia una analisi tecnica o un auspicio.
Evidente l’antipatia di un israeliano per la turchia di Erdohan, che per i fatti di freefottiglia ha le sue buone ragioni.
Del resto segre , ha già dimostrato in passato di difendere gli interessi altrui rispetto a quelli patrii-
Vorrei rispondere alla prima domanda che si pone Dan nel suo articolo. Godlman Sachs è una bamca d’affari che, a differenza di Lehman Brother, Aig, General Motors, Enron, etc. non è fallita. Questa è la vera domanda che dovremmo porci. Perchè non è fallita? Da chi è controllata? Mario Monti è un suo uomo? Ecco speigato perchè, dopo aver alzato artificialmente lo spread con le sue alchimie, questo braccio armato della lobby dominante che risponde al nome di Goldman Sachs, ha consigliato i suoi “clienti” di vendere le “posizioni” sulla Garanti Bakasi. Già… ma chi fa questi discorsi viene liquidato come grillino complottista. Peccato che i turchi debbano pagare lo “sgarbo” di Erdogan e della Freedom Flottiglia. Dura lex.
Riccardo
non condivido quasi nulla del su esposto articolo ,la turchia e’ una potenza sotto ogni aspetto,nonc’e’ segnale vero che la possa far tremare,intanto stan tremando gli altri,paesi arroganti e superbi che stanno conoscendo la crisi e dentro cui si girano come maialini nel fango,mi auguro che presto la crisi internazionale si allenti, certo non e’ il caso della turchia siatene certi.
Gentile Pandavio,
non é il livello del debito pubblico che conta specie se contratto in gran parte coi propri cittadini. E’ la capacità produttiva del paese che creando maggiore o minore ricchezza diminuisce o aumenta la percentuale del debito.
Cordialmente,
Dan
Gentile Claudio, l’Argentina é un paese ricco di beni naturali. La ricchezza dell’Italia e della Turchia é ricchezza umana. Il loro futuro dipende dal modo in cui questa ricchezza viene usata.
Buon anno anche a Lei,
Dan
Gentile Raol, Mi auguro che lei abbia ragione e che il nuovo anno smentisca le previsioni di questo studio per il bene di tutti.
Cordialmente, Dan
Buon pomeriggio, lavoro in Turchia da 25 anni e vorrei portare un piccolo contributo. In effetti la Turchia ha avuto uno sviluppo enorme, specialmente negli ultimi anni, visto ripeto da chi frequenta questo paese da lungo tempo. La Turchia è un paese inflazionista, quando l’export diventa più difficile svaluta senza problemi la propria valuta- l’ultima volta del 25% – ed inoltre protegge molto le proprie aziende, pur facendo parte dell’unione doganale con la UE non si trattiene dall’imporre dazi e quote doganali sui prodotti Cinesi e del Far East in genere. Il premier Erdogan è certamente un populista- tra l’altro di recente è stato operato di tumore, vedremo – ed ha favorito sfacciatamente, come dice l’articolista, gli uomini d’affari della sua parte- ma questa è la Turchia, sempre così. Gli imprenditori- musulmani – sono in gran parte molto diffidenti verso Erdogan, e verso la sua politica che, come dite, l’ha portato in conflitto con molti vicini e lontani. Comunque ripeto chi conosce la Turchia sa come gli alti ed i bassi siano la sua costante storica – negli anni ’90 c’è stata in un colpo una svalutazione del 400% !! comunque si tratta di un paese giovane, con tanta voglia di crescere e di democrazia- l’unico paese nell’area, con Israele, ad avere una vera democrazia. Vedremo come andrà a finire, noi Italiani in questo momento abbiamo le nostre gatte da pelare.
Auguri di buon anno
La Turchia è come un neonato che alla nascita pesa 5 kg , che non necessariamente sta a significare una buona alimentazione e conseguentemente una buona salute. Se poi la mamma ,il governo,tarocca il termometro,a questo punto la situazione diviene ingestibile.E la tentazione di tirare il bidone ai mercati finanziari cresce.
scusate …ma … parole sante!!!
non sarebbe il caso di prendere le distanze e soprattutto slavaguardare i nostri interessi in quel paese ?
saluti joshua
L’intervento del dott. Segre sollecita l’interesse per un paese che si trova in una posizione chiave ed ha accresciuto gli elementi di contrasto con vari altri paesi negli ultimi anni. La diplomazia turca ha respinto l’idea che i nuovi radar Nato rafforzerebbero la capacità di difesa di Israele in particolare, però non ha condiviso le nuove sanzioni contro l’Iran ed il ministro degli esteri è da Ahmadinejad, per confermare i buoni rapporti che il suo paese intende mantenere con Teheran! La Turchia è di gran lunga il maggior acquirente di petrolio e di gas iraniano, ma viste la minacce militari che Teheran ha inviato agli stessi Stati Uniti, come i ricatti economici di raddoppiare il prezzo del petrolio, la posizione di Ankara è in bilico!
D’altra parte Obama -che si sente in campagna elettorale- ha dichiarato che le promesse sull’Iraq sono state rispettate(!), anche se i kamikaze continuano a uccidere; ma fin dall’aprile 2011 aveva dichiarato che era ora di fermare Teheran e non ne è venuto niente, eppure è evidente che a ordigni atomici puntava, per quanto continuasse a dire che lo scopo era l’energia elettrica! Non si può essere meravigliati delle difficoltà dell’economia turca, però le minacce di Ahmadinejad sono molto gravi ed a queste non si può rimanere inerti perché domani le cose possono essere peggiori!
Ahmadinejad inntende dominare con le minacce ed i ricatti, ma questo non è più possibile, a meno di voler condurre gli uopmini verso la distruzione! Però DIO VUOLE CHE GLI UOMINI VIVANO, per questo tutti debbono sapere che oggi Gesù Cristo è la via della vita.
Il sacrificio di Gesù Cristo è unico e vale per tutti. Il diritto di punire è giusto, perché tutte le vie sono incluse, tranne quelle che portano alla distruzione. Il miglioramento o il peggioramento da un giorno all’altro dipende da ciascuno di noi.
Carissimo Dan Segre,
finalmente uno studio che porta a non incensare ciò che Erdogan va millantando da ormai qualche anno.
Grazie per la precisione e per la conferma di quanto ho sempre pensato e creduto.
Paolo Colotti
grazie dell’articolo,molto interessante.
@ Segre
Tutte le sue considerazioni hanno una gran base di veritá, ma l’Europa hs bisogno politicamente di una Turchia musulmana e democratica cosí come la Turchia ha un grande intersse economico nell’intesa colla UE. Queste sono, per me che ho vissuto per anni in una Turchia civile e modernizzata, le grandi considerazioni a lunga scadenza. Don’t sell Turkey short.
E’ stata una fortuna che la Turchia non sia entrata in europa,ha troppi problemi politici e il governo islamico non può garantire un benessere duraturo alla sua popolazione.Con l’Islam non si va da nessuna parte se non si garantscono i diritti civili a tutti i cittadini,non si massacrano i curdi, non si avvallano spedizioni speudo pacifiste contro Israele, non si asservano gli Armei. E il mercato emergente Nord africano non esiste se non si fa assistenzialismo aiutando gratis i futuri clienti…. La grandeur Turca passata,ERDOGAN non riuscirà mai ha ripristinarla…Comunque auguri a tutto il popolo Turco.
Ogni giorno ci sono ragioni pratiche e culturali per
capire sempre di più, alla faccia dei disonesti che lo
negano, che la Turchia è oriente e che con l’europa non
c’entra assolutamente nulla.
Il governo, per ragioni soprattutto elettorali, ha massicciamente finanziato le banche nazionali. Queste a loro volta hanno fatto una generosa politica creditizia responsabile dello sviluppo del mercato interno. Gli acquisti di consumo e le importazioni sono aumentati moltissimo, molto meno quelli destinati alla produttività indusriale. Il debito estero é sotto controllo ma con le importazioni aumentate di due volte nei confronti delle esportazioni e la moneta supervalutata a causa della politica fiscale dei tassi, tutto sembra ok.
(Si parla del Brasile, non della Turchia…)
Questa volta l’ottimo Segre non mi è francamente piaciuto. Ma perché riprendere ”esclusivamente”, non tra gli altri, un articolo di David. P. Goldman pubblicato sulla rivista on line Middle East Quarterly senza mai discostarsene o integrandone i contenuti, fatta eccezione per la considerazione sulle difficoltà turche con i propri vicini, sì da averne fatto un semplice riassunto?
Vorrà dire che dovremo comunque ringraziare il Maestro per averci risparmiato le elucubrazioni goldmaniane sulla fertilità delle donne turche e sui matrimoni tra consanguinei sempre dei turchi che, unitamente ad altre bizzarre considerazioni sulla società turca e ad alcune manipolazioni sugli indici economici del paese anatolico, inficiano la credibilità dell’ipotesi di una Turchia prossima al collasso. La Turchia è in crisi da tempo come molti paesi europei ed asiatici (non consideriamo Africa e Americhe) e di questi tempi accusa i colpi della recessione come molti altri anche per effetto della sempre maggiore integrazione delle economie mondiali, ma non appare davvero prossima al collasso. Un rallentamento, anche rilevante, dell’economia turca è prevedibile ma non nei termini drammatici descritti. Per contro chi scrive è rimasto impressionato dall’evoluzione economica e sociale della Turchia nell’ultimo trentennio e che con scadenza in genere annuale, talvolta semestrale, poteva apprezzare durante i propri viaggi che spesso comportavano l’attraversamento longitudinale del paese per raggiungere il Caucaso o l’Iran o la Siria. Se la Turchia ora rallenta o si ferma non sarò certo io a dolermene (da europeo considero i Turchi pericolosi concorrenti), ma non illudiamoci troppo al riguardo. Per quanto riguarda i rapporti della Turchia con i vicini le uniche novità riguardano la Siria e Israele, ma non appaiono decisamente pericolose né per la sicurezza ne per l’economia turche. I bisticci con Francia e UE sono insignificanti rispetto al cahier de doleance che la Turchia ha messo sul tavolo da tempo per la questione dell’adesione all’UE o per il sostegno europeo ai curdi, etc. Con l’Iran i rapporti sono molto migliorati nel tempo sino a giungere ai noti accordi per la processazione dell’uranio e le poche nubi dovute a questioni contingenti non preannunciano certo tempeste. Migliorano costantemente i già buoni rapporti con la Russia e la vera novità è data dal disgelo turco nei confronti dell’Armenia con la quale durava una rottura risalente alle vicende della secessione del Nagorno-Karabagh (o Paese di Artsak) dall’Azerbaijan e conseguenti guerre azero-armene negli anni 90 quando la Turchia aveva inviato armi e addirittura consiglieri militari (che furono impiegati anche nei combattimenti come dimostrarono gli Armeni che ne uccisero e catturarono un gran numero) all’Azerbaijan e aveva minacciato l’intervento diretto se l’Armenia fosse intervenuta a sostegno dei confratelli del Nakhchivan (col risultato che gli Armeni, rappresentanti allora il 50% della popolazione del Nakhchivan furono costretti a fuggire: pulizia etnica completa che incluse anche la distruzione di chiese e persino di antichi cimiteri armeni). In conclusione: non mi permetto certo di dare lezioni al Maestro, quale considero il prof. Segre, ma di esigere degli articoli come Lui sa scrivere, ebbene sì.
il Giappone con un debiro pubblico molto più alto o la Cina con una politica tutt’altro che democratica non vengon mai messe soo’accusa. Perchè sol i paesi in via di sviluppo? Forse perchè strategicamente importanti?
per quanto mi riguarda, seguo la “questione turca” così come seguo la questione mediorientale. Ho assistito da giovanissimo alla occidentalizzazione prodigiosa della turchia con il potere nelle mani del “padre dei turchi” ed al suo progresso sociale ed economico di quel periodo.
Ed ora assisto al lento distacco della turchia stessa dall’occidente dovuto al seguito che l’Islam più o meno moderato (sempre potenzialmente “antioccidentale” però) ha adesso più che mai nelle “masse” meno colte e progredite delle popolazioni mediorientali (fra le quali non può mancare la Turchia).
Dunque caro prof. anche in questo caso siamo di fronte ad un annunciato tracollo finianziario di una nazione a causa di una non oculata politica del credito ?
Personalmente, dopo il tentativo avallato dal Governo di Erdogan, di forzare il blocco di Gaza, ho completamente perso la fiducia nel governo “filoislamico” dello stesso Erdogan e non nascondo una sottile soddisfazione (lo riconosco: incoerente con il buon senso) nell’apprendere questa notizia .
Mi chiedo se l’UE può ancora impedire che la Turchia entri nell’unione. Ci stiamo tirando dentro un cancro islamico di 74 milioni di persone.
qualcuno dovrebbe occuparsi di accelerare l’affossamento economico della Turchia, con successivo smembramento della medesima
dove passa l’islam..non cresce più “l’erba”..e la turchia ha rinfocolato la presenza della religione “disgrazia”
E se crolla la Turchia credo che la Germania in primis ne soffrirà gli effetti sia sia in termini di economia interna sia per le esportazioni.
percorrendo la strada che dalla Grecia porta ad istambul,
una impressionante sequenza di orridi palazzoni toglie la vista del mare, ferro e cemento hanno colonizzato oltre cento kilometri di costa su ambo i lati della strada ;
decine di migliaia di appartamenti ,la quasi totalità
dei quali è vuota,senza i serramenti e senza abitanti.
ed il valore proforma di tutte queste costruzioni è nella pancia delle banche Turche.
Carissimo amico, mi dispiace tanto che lei paragoni Turchia con l’Argentina..io vivo in Argentina e vedo da tanti anni che chi copia perfettamente i passi dell’Aregntina nel 2001, è proprio l’ITALIA…state transitando i stessi errori che noi habbiamo fatto dodici anni in dietro….Bravi!!!!seguite cosi, voi che siete tanto superbi e intelligenti…dovra l’Argentina come all’epoca del dopo guerra mandarvi le elemosine per poter mangiare????..
Salute e buon capodanno da un paese sperso del sud america.
Articolo molto interessante, grazie. Consideravo la Turchia una “tigre” economica del Medio Oriente, ma non è tutto oro quel che luccica evidentemente.