La batosta elettorale che il presidente francese Hollande ha subito assieme al suo partito socialista non deve essere misurata sul successo ottenuto dalla destra guidata da Anne Marie Lepen ma per qualcosa di molto più pericoloso per la Francia e probabilmente per l’Europa. Come aveva profetizzato Paul Francois-Paoli nel libro “Malaise de l’Occident” la Francia é stata colpita da una depressione profonda al punto di chiedersi se il suo paese é sull’orlo di una guerra civile. E’ un’idea esagerata perché di gente pronta a salire sulle barriccate e attaccare una Bastiglia, simbolo del potere, non ce ne è. C’é purtroppo qualcosa di diverso che va al di là delle conseguenze di un evento elettorale: la prova o un grave sintomo che l’intero sistema laico democratico nato dalla rivoluzione più di due secoli fa – adottato a modello per l’Occidente – é in crisi? Sono parole pesanti e su cui occorre riflettere perché la “depressione francese” sta investendo l’intero processo di pensiero politico, morale, religioso, culturale dell’epoca post industriale in cui viviamo. Investe l’idea dello stato, dei suoi valori e in primo luogo quello della sovranità raggiunte dopo sanguinose guerre di religione in Europa che misero fine alla società politica medioevale sviluppando quella nata dalla Pace di Westfalia (1648), in seguito dalla rivoluzione industria e ora da quella cibernetica. Idee e valori che non sono minacciati da un nemico esterno, da una controrivoluzione di cui la destra conservatrice sarebbe il porta bandiera. Nessuno minaccia la Francia republicana, democratica se non se stessa a causa del fallimento del mito del progresso e della laicità. Un fallimento che pone fine al concetto dell’individuo -cittadino sviluppando sempre più quello di legittimità dell’individuo “narcisista e consumista”. Proprio per questo la rinascita di una destra reazionaria non dovrebbe far paura dal momento che anche la destra- in Francia come in altri paesi europei- condivide l’illusione progressista.

Quello che Francois- Paoli mi sembra non esamini sino in fondo é l’assorbimento nelle nostre vene culturali della ipocrisia del messaggio della Rivoluzione francese rivoluzionario :“libertà uguaglianza, fratellanza” che mette sullo stesso piano questi tre valori fondamentali per l’Occidente. Libertà e uguaglianza sono dei sacrosanti diritti per i quali é giustificato lottare e se necessario morire. La fratellanza non é un diritto. E’un dovere. E il dovere é l’essenza della nobiltà a cui il modernismo e il relativismo assieme alla rivoluzione francese hanno tagliato la testa confondendo la nobiltà con l’aristocrazia. Nobile può essere un barbone, un beduino, un contadino più di un principe o oggi giorno “un imperatore del mercato”. Anzi direi che lo é spesso per due ragioni:
La prima perché alla nobiltà non interessa il fattore religioso: alla nobiltà interessa il dovere e la definisce come tale. Chi è nobile non ha quindi bisogno di essere religioso in quanto l’idea del divino non interessa nè nè il nobile nè lo scienziato.
La seconda ragione è perché la nobiltà, la sua divisa, il suo credo, proclamato in lingua francese meglio che in altre, é “noblesse oblige”. La nobiltà – non l’aristocrazia, non la meritocrazia, e neppure spesso la scienza – é funzione dell’obbligo, dell’assunzione volontaria dei doveri. Per i quali sempre meno gente nella Francia malata di “depressione” e non solo in Francia sembra disposta ad assumersi la responsabilità.
Sarà quindi possibile creare in futuro una nuova nobiltà?

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