Caro Dell’Anna,
sul divorzio breve spiace constatare che il Governo non sia stato in grado di affrontare la questione delle separazioni e dei divorzi in modo coraggioso, garantendo l’uguaglianza delle figure genitoriali nel processo educativo dei figli. Non è giusto che i doveri di cura del minore ricadano solo su un genitore (generalmente la madre), limitandolo nel suo percorso professionale e lavorativo, e gli obblighi di mantenimento solo sull’altro. Ruolo educativo e impegni economici devono essere equamente ripartiti nel rispetto del principio della bigenitorialità e del superiore interesse dei minori. Mi sarei aspettato una riforma più audace. Anche se i tempi si riducono, i problemi restano.
Antonio Saggese – Consigliere regionale della Lombardia

Ben venga la riduzione dei tempi, ma effettivamente la sensazione è che sul divorzio breve il Governo si sia limitato a fare piccola politica, senza centrare il nocciolo della questione. Il risultato è una legge di mezzo, né carne né pesce, che proietta la doppia illusione di aver accontentato i cittadini, ma anche di non aver scontentato la Chiesa. Il problema – ha ragione Saggese – non era ridurre i tempi, ma garantire la parità genitoriale nell’assunzione delle responsabilità, dei doveri di cura dei figli e degli obblighi di mantenimento, oltre – mi permetto di aggiungere – a una diversa e più giusta regolamentazione della casa coniugale, a un’elencazione delle spese straordinarie definita e uniforme per tutti i tribunali italiani e a un chiaro ed esplicito riconoscimento legislativo della mediazione familiare. La verità è che la politica non ha più la forza (più che la capacità dei singoli, che pure ci sarebbe) di andare oltre lo slogan. E così facendo, che si sia dall’una o dall’altra parte della barricata, i problemi restano. Per tutti.

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