Il disgelo, all’improvviso. Di colpo, in una sera di metà gennaio, sembra quasi di essere in un Paese normale. I leader di due grandi partiti si incontrano, discutono e trovano dei punti d’accordo. Uno dei due leader è Silvio Berlusconi. E fa la differenza. L’altro è il segretario del Pd, il primo partito della sinistra italiana. La sinistra che fino a pochi mesi fa voleva mettere alla gogna il centrodestra e sbattere il Cavaliere in galera. Quelli della superiorità intellettuale e della supremazia morale, per intenderci. Quelli che anche ieri, perché esistono ancora, sia chiaro!, dicevano che un condannato non può entrare nella loro sede. Invece Silvio Berlusconi e Matteo Renzi si sono incontrati proprio a Largo del Nazareno. E hanno scoperto di essere d’accordo su alcune cose. Non molte. Tre. Ma fondamentali. La riforma del titolo quinto della Costituzione, la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie – con conseguente fine del bicameralismo perfetto – e la riforma del sistema elettorale. Una rivoluzione per un Paese conservatore (nel senso sbagliato del termine, purtroppo) come il nostro.

Non sono un grande estimatore del sindaco fiorentino, ma in questo caso ha dimostrato una notevole capacità di sparigliare e una grande dose di coraggio. Se n’è infischiato delle minacce “della sinistra della sinistra” e ha tirato dritto. Ha incontrato Berlusconi perché, seppur decaduto, rappresenta sempre nove milioni di italiani. C’è da aspettarsi che nei prossimi giorni subisca gli attacchi degli antiberlusconiani incattiviti, quelli che non gli perdoneranno mai di essere sceso a patti col Diavolo. E, per di più, di aver commesso l’adulterio proprio nel talamo nuziale di largo del Nazareno.

Ma c’è anche qualcos’altro di rivoluzionario. È caduto il muro dell’antiberlusconismo. Un muro impastato d’odio che divide(va?) l’Italia in tante e bellicose fazioni. Sembra essere finita l’era dell’odio personale, del “voi siete impresentabili”, della guerra civile a bassa intensità nei confronti di tutto quello che non è di sinistra. L’antiberlusconismo ottuso ha perso questa partita. L’ha persa perché ha fallito e perché è rimasto tagliato fuori dal tempo.