Dice che lo farà anche col Senato ma al momento l’unica cosa che ha abolito Renzi è il cognome. Una spending review dell’identità. Nel fiume del renzismo confluiscono due fastidiosi affluenti: il confidenzismo e il buonismo. Massì, pacche sulle spalle e strizzatine d’occhio: siamo tutti amici e ci vogliamo bene. Siamo giovani e quindi ci diamo pure del tu. Anzi ci chiamiamo tutti per nome. Il cognome è roba da vecchi.

Avete un problema con lo Stato (chi non ne ha, d’altronde)? E allora scrivete pure al premier, lo trovate all’indirizzo mail matteo@governo.it. Sì sì, proprio Matteo. Solo lui. Se nel grillismo uno vale uno (così vorrebbe Grillo, così non è) nel renzismo uno vale Renzi. E quindi via il cognome dalla mail. Tutti gli altri Matteo di Palazzo Chigi, ammesso che ce ne siano, si attaccano. Ma la rottamazione del nome non riguarda solo il premier. Si estende a tutti. Il sottosegretario Graziano Delrio, rimane soltanto Graziano. E persino i giornalisti, lo abbiamo visto nella conferenza-show successiva al Cdm, vengono chiamati per nome. “Vai Giulia” è così che il presidente del Consiglio dà la parola alla santorina Giulia Innocenzi (lei come molti degli altri giornalisti che lo hanno interpellato). Non indugio sulla distanza che dovrebbero tenere politici e giornalisti, perché è una verginità da lungo tempo perduta.

Sarà una deformazione scoutistica o una confidenza da oratoria, ma al momento è uno dei simboli della rottamazione renziana. Non è dato sapere se in questo minimalismo nominale arriveremo anche al diminutivo. Non ci sarebbe da stupirsi. Less is more, dicunt. Al momento è solo una stucchevole (e un po’ ipocrita) ostensione di melassa.