Grillo ha fatto il Grillo come sempre, nella lunga intervista concessa (è il caso di dirlo) a Enrico Mentana e,  tra molte battute e qualche gaffe, ha sganciato una notizia. A metà. La ha adombrata. Ha liberato un sospetto che ora, è facile immaginare, camminerà sulle pagine dei giornali e in rete fino a diventare, poco a poco, una certezza. L’ennesimo dubbio che le faccende italiane siano manovrate da qualche oscura manina straniera. Partiamo dalle parole di Grillo:

“Poverino, Bersani è stato mandato al massacro dai suoi, è caduto nella trappola di non considerarci. Non voleva governare con M5s, voleva dei senatori, dei voti. L’hanno fatto per mandarlo al macello, perché dietro c’era già Letta e io c’ho le prove: l’ambasciatore inglese dell’ambasciata di Roma ci ha invitati a pranzo e c’era Letta. Io non ho mangiato con Letta. Questo succedeva un mese prima, i giochi erano già fatti.”

Il leader dei Cinquestelle lancia il sasso. Poco dopo gli torna indietro, per mano dell’ambasciatore che, appena le agenzia battono le anticipazioni delle parole del comico, si affretta a replicare:

“Apprendiamo dall’intervista rilasciata da Beppe Grillo a Enrico Mentana per La7 – si legge nella precisazione – di allusioni relative ad un presunto tentativo da parte dell’ambasciatore Prentice di favorire in qualche modo un incontro tra Enrico Letta e lo stesso Grillo in una fase particolarmente delicata della politica italiana successiva all’esito delle scorse elezioni. Ciò non corrisponde a verità e la presenza concomitante di Enrico Letta e del sig. Grillo presso la residenza di Villa Wolkonsky, dovuta ad un’improvvisa sovrapposizione di agende, è stata gestita nel pieno rispetto della privacy di entrambi gli ospiti e non ha portato ad alcun incontro tra i due, incontro che l’ambasciata non aveva peraltro alcun interesse a promuovere”. “Precisiamo inoltre – ai aggiunge – che la colazione dell’ambasciatore Prentice con Enrico Letta, alla quale Grillo non è mai stato invitato ad unirsi, era da lungo tempo programmata per discutere l’organizzazione della XXI edizione del convegno italo-britannico di Pontignano (che ha avuto quindi luogo nel mese di ottobre 2013), di cui Enrico Letta è co-chairman insieme a Lord Chris Patten.”

L’ambasciata inglese, dunque, conferma solo una parte delle parole di Grillo: l’incontro c’è stato, ma non sarebbe avvenuto alcun tentativo di far sedere il comico e il futuro premier attorno allo stesso tavolo. Ma il giro di smentite non è ancora finito. Perché poco dopo Enrico Letta rompe il silenzio succeduto alla sua velocissima defenestrazione e parla alla Stampa:

“Quelle di Grillo sono farneticazioni. Quel giorno ero in ambasciata per discutere del convegno di Pontignano, verso la fine della riunione, l’ambasciatore mi disse: ‘Oggi viene Grillo con Casaleggio per un pranzo, se vuoi gli dico che sei qui, se volete potete incontrarvi”. Richiesta che Letta così declinò: “Per trasparenza digli pure che ci sono, ma non vedo il motivo per incontrarci. Se ci dobbiamo vedere facciamolo a livello ufficiale e alla luce del sole. Il fatto che fossimo entrambi nello stesso posto era un caso”.

La nebbia non cala del tutto e Letta, almeno in una parte, conferma le dichiarazioni di Grillo e smentisce quelle dell’ambasciatore: il tentativo di farli incontrare ci sarebbe stato. Insomma, siamo di fronte a tre versioni differenti della stessa storia. Chi racconta balle?

La boutade del padre-padrone del Movimento 5 Stelle intorbidisce le già abbastanza fangose acque della storia recente italiana e mi solletica anche un paio di riflessione a margine. La prima: Beppe Grillo, il fanatico della trasparenza, quello che quasi quasi vorrebbe mettere on line anche le rettoscopie di tutti i deputati, non mi risulta abbia mai dato notizia dell’incontro tra lui, Casaleggio e l’ambasciatore inglese. Perché non lo ha detto fino a ora? Cosa aspettava a dirlo? È pratica comune che le potenze straniere, tramite i propri diplomatici, si interessino e incontrino i leader politici degli schieramenti più importanti, ma alla luce della tanto sbandierata trasparenza, forse questa notizia poteva interessare i sostenitori grillini.

Seconda riflessione: il Grillo che adombra movimenti opachi e manine extranazionali dietro tutte le manovre politiche internazionali, siano italiane o straniere (ha parlato da Mentana delle influenze americane nella rivolta di Maidan) è lo stesso Grillo che nel 2008 incontrava e affascinava Ronald Spogli, allora ambasciatore americano a Roma. Leggiamo una parte dell’articolo della Stampa in cui fu svelato questo retroscena:

“Alle 11,12 del 4 aprile 2008 dall’ambasciata americana a Roma parte il telegramma intitolato «Pranzo con l’attivista italiano Beppe Grillo: “Nessuna speranza per l’Italia”. L’ossessione della corruzione». A firmarlo è Ronald Spogli, ambasciatore a Roma, e il destinatario è il segretario di Stato, Condoleezza Rice, a cui spiega in cinque pagine che Grillo è un «interlocutore credibile» nella comprensione del sistema politico italiano, grazie al fatto di essere «unico» per denuncia della corruzione nelle vita pubblica, ricorso al web e appello agli oppressi”.

Ma non è mica finita qui. L’apprezzamento dell’establishment americano (magari anche i contatti?) è proseguito e nel marzo del 2013 David Thorne, l’ambasciatore statunitense succeduto a Spogli, durante una visita a una scuola romana diceva ai ragazzi: “Potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle”. Insomma, senza scomodare l’ex ministro De Michelis che, qualche anno fa ai microfoni della Zanzara, ha accusato il M5S di essere manovrato dalla destra americana, viene quantomeno il dubbio che Grillo racconti solo le verità che gli fanno comodo e nel momento a lui più opportuno. Alla faccia della trasparenza.