Sul precipizio del silenzio elettorale un nuovo tema ha fatto irruzione sulla scena politica: Enrico Berlinguer. Attualissimo, oserei dire. Il leader comunista morto nel 1984 è stato riesumato per raccattare qualche voto e la salma se la stanno contendo Matteo Renzi e Beppe Grillo. Il compagno Berlinguer. Ma è un bene che sia successo, perché così scivola il sipario su due forze politiche e due leader, quelli in testa ai sondaggi, che sostengono di essere i fondatori della nuova Italia. E poi litigano sulla tomba di una cariatide del comunismo, per accaparrarsene l’eredità. Per carità se i cespiti includono la direzione di un tg nazionale, un posto da redattore in un altro e un seggio con allegato ministero, si capisce tutto…

Ma lui parlò di questione morale, dicono loro (e i rubli di Mosca?). Pedonatemi: un comunista che parla di morale, secondo me, è come Rocco Siffredi che si fa profeta della castità. Il Movimento Sociale Italiano non portò avanti in tempi non sospetti la battaglia contro la corruzione nella politica? Certo che sì. Eppure, per fare un esempio, Giorgia Meloni non si mette a resuscitare Giorgio Almirante a ogni piè sospinto (e forse in qualche caso farebbe anche bene…). Perché gli storici dovrebbero guardare al passato e i politici immaginare il futuro. Invece in questo Paese che ha abdicato al domani nella nostalgia di ieri, si guarda sempre nello specchietto retrovisore. Ma, come dicevo prima, è meglio così. Perché con questa querelle cimiteriale hanno svelato, oltre che il loro spessore, la loro provenienza e la loro destinazione. Berlinguer è un feticcio da Festa dell’Unità, un passatempo per Veltroni e – ora lo sappiamo – anche un politico di riferimento per Renzi e Grillo. Elettore avvisato…