Berlusconi assolto, gli ultras della manette condannati. Dalla loro malafede, innanzitutto. Se Travaglio applicasse il metodo Travaglio anche con se stesso oggi, al netto della sincerità, avrebbe titolato la sua articolessa sul Fatto Quotidiano “Travaglio di bile”. Un editoriale in cui il condirettore del Fatto, già piuttosto su di giri venerdì sera a Bersaglio Mobile dove ha avuto uno scontro pirotecnico con un esplosivo Giuliano Ferrara, enuclea la sua tesi: Berlusconi è stato assolto perché lui e il Pd hanno fatto una legge sartoriale – la Severino – per salvare il Cavaliere e Penati. Tesi pericolante, dato che è la stessa legge – la Severino – per la quale il Cav è stato sbattuto fuori dal Parlamento. Non solo: pure la legge sulla prostituzione minorile – firmata Carfagna e Prestigiacomo – avrebbe potuto peggiorare la sua situazione in caso di condanna. Insomma, Berlusconi – quel genio della giurisprudenza ad personam di Berlusconi!, direbbe Travaglio – si sarebbe fregato da solo, confezionando due leggi che avrebbero potuto inasprire la condanna. Una tesi raffazzonata, che non convince nessuno. Ma almeno, seppur delirante, è una tesi.

Gli altri sono passati direttamente all’invettiva. La sobria Sabina Guzzanti trae le solite isteriche conclusioni: “Un Paese in cui ai posti di comando ci sono solo subdoli pezzi di merda”. Ma la bile continua a scorrere. Per Gad Lerner il giudizio dei giudici è marginale perché “gli italiani sono in grado di esprimere un giudizio morale sulle cene eleganti e sul comportamento dell’allora premier”. Ma la vetta massima della frustrazione la raggiunge Lucia Annunziata, direttrice dell’Huffington Post che impasta un misto impareggiabile di compiaciuta sfiga, complesso di superiorità e reducismo da sessantottino in stato di sconfitta permanente. Un piccolo capolavoro. Più che un articolo l’anamnesi di un’intera generazione. Una generazione che, per fortuna, Renzi sta rottamando. Ma leggiamo direttamente le parole dell’Annunziata. “Tutti a casa, compagni. La guerra è finita e noi la abbiamo persa”, scrive lapidaria la giornalista. “È la fine di un’era. Ci rassegniamo dunque. Abbiamo sbagliato tutto. Del resto c’è chi vince e c’è chi perde, e tocca accettare le sconfitte. Ma prima di chiudere il cassetto (e per la mia generazione è solo l’ennesimo, dopo aver chiuso quello della Rivoluzione, poi quello del governo dei Migliori, e infine anche quello almeno e solo del governo degli Onesti) vorrei qui condividere un paio di lezioni che porto con me in questa sconfitta”. È la solita, vomitevole, retorica della meglio gioventù, che – ammesso e non concesso che mai la sia stata – ora è incanutita in una peggio senescenza che non conta più un tubo, eccetto lo spazio che occupa ancora sui giornali e in televisione. L’Annunziata, in uno slancio di disperata onestà, ha il merito di aprire il sipario su un modo di pensare, e di fare giornalismo, con la bava alla bocca. C’è chi tifa Juventus, chi tifa Milan e chi tifa galera per Berlusconi. Lei, ma è in buona compagnia, è un’ultras di questa curva indiavolata. E il tifo, si sa, più che con la ragione ha a che fare con la fede, incondizionata. Per loro Berlusconi è un satrapo, un puttaniere, un dittatore. Questo è il loro giornalismo togato. Per non uscire dalla metafora calcistica: se l’Annunziata è una supporter di questa squadra manettara, Travaglio è il Jenny a Carogna della tifoseria. E ora hanno perso: sono stati condannati loro, non dal giudizio delle toghe, ma dal loro pregiudizio.