Draghi ha mandato l’avviso di sfratto a Renzi? Ma chissenefrega. Moody’s gufa? Ce ne fottiamo. Gli italiani hanno le pezze al culo? Ce ne faremo una ragione. Le ombre della Troika si allungano minacciose sull’estate del Belpaese? Amen. Perché oggi sì che c’è da festeggiare. Il Papa del politicamente corretto, l’alfiere del buonismo planetario, il menestrello del terzomondismo ha poggiato il microfono sulla testa di “Mateo Renzi” e lo ha benedetto. Bono Vox, con una bolla papale, ha promosso il premier italiano. Sospiro di sollievo. In un’estate di segni negativi e bocciature finalmente una buona notizia: il leader degli U2 ha concesso al nostro giovanissimo e attivissimo premier una sviolinata da hit parade. “Solo poche righe per congratularmi con te per aver rinsaldato la grande creatività degli italiani e una visione del futuro che include tutti. Siamo orgogliosi di vedere che il nostro Paese preferito ha la leadership che merita”, scrive il cantante in una lettera indirizzata al “prime minister Mateo (sic!) Renzi”. Perché Bono è così addentro alle italiche questioni che sbaglia pure il nome del suo beniamino. O, magari, è solo colpa della Guinness, chi lo sa. Poche righe che poteva anche evitare di imbucare.

Ma lui è un esternatore seriale, un moralizzatore permanente che si sente sempre in dovere di pungolare e bacchettare quelli che, con un’orribile locuzione, vengono definiti i “grandi del mondo”. Quei nani che lo invitano ai G8 e gli accendono i microfoni, gli offrono pulpiti da cui propalare le sue ovvietà. E lui, tronfio nel suo ruolo, si sente ormai un’entità sovranazionale, una coscienza rock-buonista espansa a livello globale, un tuttologo del moralismo in pantaloni in pelle. D’altronde sono anni che preferisce sproloquiare a cantare. La sua biografia su Wikipedia ci mette in guardia: cantante e attivista, una qualifica che dovrebbe sollevare qualche dubbio in ogni uomo bennato. Ma lui è il capostipite degli strimpellatori che si credono profeti, come se confezionare dell’ottima musica (ammesso che quella del gruppo di Dublino la sia) dia la possibilità di poter discettare, con somma spocchia e supponenza, di tutto lo scibile umano. Però ci tocca ammettere che Bono non difetta di genialità e, soprattutto, si è prestato a una delle più sontuose rappresentazioni del radicalchicchismo planetario. Un capolavoro totale, un’immagine che vale più di decine di scaffali di tomi di antropologia e sociologia.

È la celeberrima pubblicità, ovviamente con annessa e strombazzata beneficenza, della maison francese Louis Vuitton. Bono e sua moglie Alison Lawson (per parità di genere anche nella sua biografia viene definita “cantante e attivista”) sbarcano da un piccolo aeroplano in una radura, presumibilmente africana, curvi sotto il peso delle borsone griffate LV. Un’epifania. Un affresco eccezionale. Un’opera d’arte, ovviamente involontaria. Come quelli che commissionano un ritratto che immortali la loro grandezza, ma non si rendono conto che si stanno facendo fare una caricatura. In quell’attimo, i due, fermano e sublimano l’essenza del radical chic che, imbozzolato nel cachemire, va a fare beneficenza a favor di telecamera. Del filantropo vip che non va mica in vacanza in un resort, puah!, lui va a far del bene, a cambiare il mondo con le sue belle parole.

Certo, sempre meglio farla davanti all’obiettivo piuttosto che non farla proprio, la beneficenza. Ma Bono predica bene e razzola male. Gli escono i soldi dalle orecchie ma fa la morale ai capitalisti, salvo poi investire le sue sostanze nelle azioni di Forbes, che del capitalismo è la “bibbia”. Chiede di annullare i debiti e dare fondi ai bisognosi, ma poi sposta i suoi soldi al di fuori dell’Irlanda per pagare meno tasse. A lui piace salvare il mondo coi danari altrui, ma soprattutto salvare il suo conto corrente che, secondo il Daily Mail, è un forziere che contiene un miliardo di sterline. Ma tutto viene sciacquato nel lavacro della beneficenza, ovviamente. E adesso, il presidente dello Stato buonista degli U2, ha riconosciuto diplomaticamente l’Italia renziana. Al momento, è il più grande successo internazionale di “Mateo”…