Lo so è un brutto sentimento, ed è pure un vizio capitale. Ma devo ammetterlo sono molto invidioso di quello che sta accadendo nel Regno Unito. Tra poche ore gli scozzesi decideranno con un referendum se separarsi da Londra e iniziare un nuovo percorso politico e storico staccato dai destini di Sua Maestà o restare all’ombra della corona. Una scelta epocale che ridisegnerebbe la cartina geografica di una parte importante del Vecchio Continente, ma anche un salto nel buio dal punto vista economico.

Ma io, gli scozzesi, li invidio: perché l’incertezza, il bivio e la decisione sono libertà. Non sono un cultore del secessionismo e credo che in Italia abbia poco senso, ma credo che ogni popolo abbia il diritto di scriversi da solo la propria storia. Anche sbagliando, ma comunque nel nome della libertà di scelta. Ho scomodato una parola enorme, ma basterebbe anche fermarsi alla D di democrazia. In questo momento in Scozia hanno in mano i fili del loro destino, sono artefici del loro futuro politico e delle loro vite. E per farlo gli basta infilare una scheda all’interno di un’urna. Mentre noi siamo a un passo dal commissariamento e non riusciamo nemmeno a eleggere i giudici della Consulta (dei quali, per altro, ai cittadini non so quanto interessi). Viviamo da anni un’apnea democratica nella quale si succedono primi ministri e governi che non hanno mai conosciuto alcuna benedizione elettorale. Loro parlano di autodeterminazione, da noi si discute solo di “cessione di sovranità”. E ci stiamo abituando a essere sudditi, più che elettori. Ci stiamo rassegnando all’idea che votare sia inutile, perché alla fine dei conti l’Italia è il paese gattopardesco in cui cambia tutto per non cambiare nulla. Insomma questo maestoso esercizio di libertà col kilt mi affascina e al tempo stesso mi rattrista. Perché la democrazia mi manca e non mi vergogno di essere invidioso degli scozzesi.

 

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