Lo so, vi ho già ammorbato non più tardi di cinque mesi fa con Fabrizio Corona. Ma vale la pena tornare sull’argomento, dato che è – ancora una volta – cronaca di giornata. La Cassazione ha deciso che l’ex agente fotografico non ha diritto allo sconto di pena che gli era stato concesso dal gip del Tribunale di Milano In poche parole: la condanna che deve espiare è di 13 anni e due mesi e non più di nove anni. Ora, Corona è (sarebbe meglio dire era) uno sbruffone insopportabile, un tamarro incontenibile e un delinquente impenitente che ha collezionato un gran numero di reati e conseguenti condanne: aggressione a pubblico ufficiale, estorsione e tentata estorsione, estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali, detenzione e spendita di banconote false e detenzione e ricettazione di una pistola, violazione di domicilio, appropriazione indebita, falso, corruzione, bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale. C’è mezzo codice penale nella sua breve biografia, non c’è nulla da dire. Non invidio chi ha dovuto occuparsi della sua difesa. Perché Corona è indifendibile. Non solo per i il numero di reati che commesso, ma soprattutto per il modo in cui li ha commessi: alla luce del sole, con arroganza, quasi vantandosene. Con una straordinaria pervicacia autodistruttiva ha costruito tratto dopo tratto il suo identikit criminale. E in un assurdo contrappasso ha fatto tutto questo a favor di obiettivo, proprio lui che aveva intuito e sfruttato la popolarità come arma micidiale. Ma, in questa questione, ci sono tanti ma. E tredici anni di detenzione sono tanti, troppi. Specialmente in Paese nel quale la giustizia è più incerta delle previsioni del tempo. La condanna di Corona puzza di moralismo, di punizione esemplare. Sa di pezza mediatica rattoppata sulle maglie stracciate di una giustizia alla quale sfuggono pesci ben più grossi. Ma meno in vista.

Ma quello che colpisce, soprattutto, è la mostruosa sproporzione della pena. Facciamo l’esempio più semplice: Francesco Schettino. Per il comandate della Concordia sono stati chiesti dal pm (solo chiesti, al momento) 26 anni e 3 mesi di reclusione. Ma Schettino è accusato di avere sulla coscienza la vita di 32 persone. Corona, principalmente, ha fatto del male a se stesso. Ma si può continuare a lungo con esempi di questo tipo:  perché le cronache sono piene di stupratori condannati a un paio d’anni, pedofili che trascorrono un paio d’anni in carcere, assassini che se la cavano con pene inferiori a quella del fotografo.

E, ancora una volta, Corona si trasforma in un caso mediatico, il fotografo diventa una foto, raffigurazione. L’istantanea vivente – ma carcerata – di quanto sia sbilenca e deforme la giustizia italiana.