Il mondo che ci stiamo perdendo. L’orizzonte decapitato. La carta geografica che si restringe. Il cielo che diventa claustrofobico sopra le nostre teste. E’ anche questa la barbarie del terrorismo. Oltre le morti, oltre i video insanguinati, oltre le persecuzioni c’è anche questo. Meno grave, certo, ma da non sottovalutare. Il terrorismo ci ruba il mondo, distrugge la storia, proibisce la cultura. Prendete una carta geografica e provate a tracciare i confini della vostra paura. Ne rimarrete stupefatti. Egitto, Tunisia, Turchia, Kenya, Siria. E ovviamente Iraq e Afganistan. Abbiamo paura dell’Africa, abbiamo paura del Medio Oriente, abbiamo paura dell’Europa islamica, abbiamo paura delle banlieue di casa nostra. Mattone dopo mattone si stanno mangiando la moschea Blu, la Torre genovese, le spoglie di cartagine, le opalescenze di Sidi Bou Said, le cromie delle moschee di Isfahan, la moschea di San Giovanni Battista a Damasco. E’ un cerchio che si stringe attorno a noi, sino a chiuderci in un monolocale di panico. E’ la società globale della paura, la vittoria del terrore. Non è una questione di vacanze, come qualcuno potrebbe ironizzare pensando al baraccone di Sharm el Sheik, è una questione di libertà. E di cultura. Ci stanno rubando decimi di vista in questa maratona dell’abbrutimento. Ma non possiamo accettarlo. La resa alla paura è il trionfo del Califfo.