Abbiamo un sindaco (eletto) di Firenze che è diventato Presidente del Consiglio senza neppure essere (eletto) deputato che a sua volta ha cacciato un sindaco (eletto) per mettere al suo posto un commissario che, essendo un commissario, ovviamente non è stato eletto e che gestirà la Capitale durante il Giubileo, anche questo gestito da un commissario, sulla scorta dell’Expo che – giustamente – aveva il suo commissario. In passato abbiamo avuto Monti, che era una specie di supercommissario coi gradi dell’Europa e della finanza che conta, catapultato a Palazzo Chigi a far guai. Dopo di lui è stata la volta di Enrico Letta che, a partire dall’aspetto, più che un commissario pareva un appuntato, al massimo un funzionario dell’ufficio oggetti smarriti. E forse l’oggetto che abbiamo smarrito rischia di essere proprio la democrazia, almeno quella tradizionale, in favore di una nuova democrazia dei commissari. Che non sono quelli di Polizia, ai quali non danno i soldi neppure per fare il pieno alle loro gazzelle, ma sono dei funzionari incaricati direttamente dal governo. Sono dei Mr Wolf che risolvono problemi, spesso creati dai loro predecessori elettivi. Persone degnissime, per carità. Ma fuori dai giochi democratici. Così come i Professori qualche anno fa, oggi i Commissari sono diventati la nuova oasi nel deserto della politica, un Sahara popolato solo da spelacchiati cammelli con le gobbe piene di riserve auree. Ormai tutto viene commissariato anche se nessuno dei colpevoli dello sfacelo finisce mai in Commissariato. Un paradosso. Ma il paradosso più grande è la rassegnazione degli italiani sempre più ai margini del grande gioco della politica, sempre più ininfluenti nelle scelte che incidono se non sul destino, almeno sul futuro. La politica economica la abbiamo già persa, a quella ci pensano a Bruxelles, gli euroburocrati non danno retta ai premier, figurarsi ai cittadini. Il nostro margine d’azione sullo scacchiere internazionale è da sempre minimo, abbiamo visto che fine ha fatto chi ha tentato di perseguire gli interessi del nostro Paese. Sulla politica sociale e sui diritti civili ci pensano i soliti papaveri europei, le lobby e i gruppi di pressione. Dove non arrivano tutti questi attori – mentre i politici sono indaffarati a escogitare un modo per riprodurre se stessi all’infinito – si infila la magistratura. La parvenza di una democrazia diretta restava nelle piccole realtà e nei comuni. Ora manco quella. Per carità: tiriamo tutti un sospiro di sollievo per averci tolto dai piedi Marino. Ma è questa sindrome da commissariamento che spaventa. Piano piano commissarieranno tutto: la carne verrà commissariata dalle cavallette, gli italiani dagli immigrati e i politici? Beh quelli sono da anni in fase di liquidazione e oramai siamo alla svendita totale a favore dei commissari. La democrazia è finita in commissariato, con la c maiuscola e anche minuscola. Montalbano e Basettoni sono già in lista di attesa: ci penseranno loro a tirare a lucido lo Stivale.

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